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CILDO MEREILES. INSTALLATIONS

Il 27 marzo si è inaugurata negli spazi dell’Hangar Bicocca di Milano, Installations, la retrospettiva di Cildo Meireles (Rio de Janeiro, 1948) a cura di Vicente Todolí con opere dagli anni ’70 ad oggi.
L’artista, pioniere dell’arte concettuale, è tra i primi a sperimentare alla fine degli anni ’60 installazioni immersive e sinestetiche, che rivelano il loro senso solo nel momento in cui sono esperite fisicamente. Mettono in gioco non solo la vista, ma anche tatto, udito e olfatto, creando spesso cortocircuiti sensoriali e paradossi. Ragiona sullo spazio, che non è mai neutro, ma ricco di significati altri, legati alla storia, all’antropologia, alla psicologia. L’arte serve ad una percezione più consapevole del mondo, afferma l’artista*, e ciò non è possibile se non in una sfida continua in grado di mettere in gioco l’uomo in quanto tale nella sua globalità, e non solo dal punto di vista intellettuale.

Olvido, 1987-1989 - Installation view at Fondazione HangarBicocca, 2014 Foto/Photo Agostino Osio - Courtesy Fondazione HangarBicocca, Milan; Cildo Meireles
Olvido, 1987-1989 – Installation view at Fondazione HangarBicocca, 2014
Foto/Photo Agostino Osio – Courtesy Fondazione HangarBicocca, Milan; Cildo Meireles

E come uomo Cildo Meireles è indubbiamente legato alla sua terra d’origine – il Brasile – e alla drammatica situazione politica degli anni ’60: il colpo di stato del 1964 aveva infatti portato ad una dittatura militare guidata da Humberto de Alencar Castelo Branco, con il conseguente controllo dei media e della libertà d’espressione. Il tema della dittatura, del colonialismo, della globalizzazione, del denaro (denaro come valore simbolico) e dei diritti umani caratterizzano molti dei suoi lavori (come Arvore do dinheiro, Amerikkka, Olvido…), ma mai in modo letterale, limitandosi alla presentazione dei fatti o di un evento specifico. E se questo accade è un pretesto per dire altro: quando parla del Brasile o della sua mitologia allude all’intera umanità. Egli crea sempre metafore, accostamenti stranianti usando simboli appartenenti ad ambiti semantici diversi, tendendo così all’universale.

Cruzeiro do Sul, 1969-1970 - Courtesy Cildo Meireles Installation view at Fondazione HangarBicocca, 2014 Foto/Photo Agostino Osio - Courtesy Fondazione HangarBicocca, Milan; Cildo Meireles
Cruzeiro do Sul, 1969-1970 – Courtesy Cildo Meireles
Installation view at Fondazione HangarBicocca, 2014
Foto/Photo Agostino Osio – Courtesy Fondazione HangarBicocca, Milan; Cildo Meireles

Tra le opere presenti in mostra, la microscopica installazione Cruzeiro do Sul (1969-1970), uno dei suoi primi progetti. È un cubo di 9 mm di legno di pino e di quercia, alberi sacri secondo la cosmogonia degli indiani Tupi: dalla frizione dei due si crea il fuoco e la divinità del tuono manifesta la propria presenza. È una critica alla concezione eurocentrica della storia e una riflessione sul bisogno di miti e sull’oblio verso cui vanno incontro le tradizioni degli indigeni.

Babel, 2001 - Installation view at Fondazione HangarBicocca, 2014 Foto/Photo Agostino Osio - Courtesy Fondazione HangarBicocca, Milan; Cildo Meireles; The Museum of Contemporary Art Kiasma, Helsinki, Finlandia
Babel, 2001 – Installation view at Fondazione HangarBicocca, 2014
Foto/Photo Agostino Osio – Courtesy Fondazione HangarBicocca, Milan; Cildo
Meireles; The Museum of Contemporary Art Kiasma, Helsinki, Finlandia

Babel (2001) è una Torre di Babele costituita da numerosi apparecchi radiofonici appartenenti ad epoche diverse e sintonizzate su stazioni differenti: il risultato è un insieme cacofonico di voci, metafora del caos della società contemporanea. Ha scelto radio usate perché ogni persona può così riconoscere una radio che apparteneva a qualche parente o a loro stessi quando erano bambini. Come un oggetto magico, permette di sognare, di viaggiare con la mente, di andare oltre lo spazio.

Através, 1983-1989 - Installation view at Fondazione HangarBicocca, 2014 Foto/Photo Agostino Osio - Courtesy Fondazione HangarBicocca, Milan; Cildo Meireles
Através, 1983-1989 – Installation view at Fondazione HangarBicocca, 2014
Foto/Photo Agostino Osio – Courtesy Fondazione HangarBicocca, Milan; Cildo Meireles

Através (1983/1989) è un labirinto costituito da un insieme di materiali come reti da pesca, filo spinato e veneziane, con una grossa palla di cellophane al centro e il pavimento cosparso da vetri rotti. La situazione è volutamente scomoda: la paura – afferma Meireles – ci rende più attenti al mondo attorno a noi, amplifica i nostri sensi. È un’opportunità per trasformare una sensazione negativa in altro.

Marulho, 1991/1997 Installation view at Fondazione HangarBicocca, 2014 Foto/Photo Agostino Osio Courtesy Fondazione HangarBicocca, Milan; Cildo Meireles
Marulho, 1991/1997 Installation view at Fondazione HangarBicocca, 2014
Foto/Photo Agostino Osio Courtesy Fondazione HangarBicocca, Milan; Cildo Meireles

L’allestimento di Marulho (1991/1997) è stato pensato ad hoc per lo spazio del Cubo dell’Hangar Bibocca. L’installazione è una realtà virtuale low-tech: vi sono un molo, il cielo blu come i monocromi di Yves Klein e una distesa di fotografie riproducono immagini di acqua, volte a creare un mare fittizio. In sottofondo, delle voci ripetono la parola “acqua” in diverse lingue. E nel momento in cui capiamo che i nostri sensi ci hanno ingannato, proviamo lo stesso senso di straniamento del protagonista di The Truman Show quando scopre che il cielo che credeva così distante è in realtà dipinto, tangibile e quindi irreale.

 Eleonora Roaro

 

Cildo Meireles
Installations
A cura di Vicente Todolí
dal 27.03 al 20.07.2014
Hangar Bicocca, Milano

* si veda per approfondimento il documentario del 2008 di Gerald Fox realizzato dalla Tate Media con Arts Council England.

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