D’ARS N.202 – GIUGNO 2010

Personnes? Conversazione con Christian Boltanski – Viola Lilith Russi

Monsieur Boltanski siede pacifico sui divanetti del Grand Hotel et de Milan e, con assoluta dolcezza, parla di un dio-gru che ammucchia corpi meccanicamente, dio a cui pare preferire un diavolo con cui intavolare una gustosa partita a scacchi… La vigilia è quella della mostra all’Hangar Bicocca di Milano dove, a fine giugno, sarà possibile trovarsi faccia a faccia con l’installazione Personnes, ospite sino a poco tempo fa del Grand Palais di Parigi. Il progetto, il cui titolo gioca sul doppio significato della parola francese persone/nessuno, nasce come sempre da una concezione della vita basata e dipendente dal principio del caso…

 

Gillo Dorfles e l’avanguardia tradita – Silvia Venuti

Ho sempre apprezzato le ultime tendenze ma ho cercato di fare una pittura che fosse autonoma, quindi contro quella che era l’avanguardia ufficiale”. Ecco come Gillo Dorfles spiega il titolo L’avanguardia tradita, scelto per la mostra di Palazzo Reale. Forte di un’acuta intelligenza interpretativa dei costumi della società, ne ha potuto sempre prendere le distanze, muovendosi con un’indipendenza invidiabile, pur partecipando attivamente al contesto culturale. Così, all’età di cento anni, esce, dalla sua quasi ‘clandestinità’ artistica, per presentare al pubblico il suo lavoro…

 

Il Centro Pecci diventa global– Elisabetta Kluzer

Il museo apre un nuovo spazio temporaneo a Milano, rappresenta l’arte contemporanea italiana all’Expo di Shangai mentre la sede storica di Prato si espande. Il Museo Pecci apre a Milano in uno spazio, di oltre mille metri quadrati, ricavato da un edificio di archeologia industriale nella zona dei Navigli, in Ripa di Porta Ticinese dove sono in programma esposizioni delle opere della collezione del Centro Pecci di Prato e mostre, presentazioni di progetti editoriali, opere site-specific. (…) L’inaugurazione della sede del Museo Pecci Milano, ha in programma una serie di appuntamenti in successione durante il 2010. Il primo, dedicato alla ricerca visiva di NIO architecten, autori del progetto di ampliamento della sede di Prato soprannominato dagli addetti ai lavori “il piercing”…

 

Il Pastificio dell’arte – Isabella de Stefano

Quale può essere il collegamento tra un ex pastificio e l’arte contemporanea? Nessuno, fino a quando non si visita a Roma il complesso dell’ex Pastificio Cerere che, dal 2004, ospita la Fondazione Pastificio Cerere. Il progetto scaturisce dalla volontà del giovane Flavio Misciattelli, ora presidente di una Fondazione dedicata alla promozione e alla divulgazione della ricerca artistica contemporanea: dalla pittura, alla scultura, ai video, alle fotografie e alle installazioni, con un’attenzione particolare rivolta ai giovani artisti. La Fondazione organizza non solo mostre, ma anche workshop, convegni, laboratori, spettacoli, proiezioni, in linea con la nuova vocazione del museo moderno: uno spazio pubblico al servizio del pubblico…

 

Soggettività, linguaggio, ribellione – Antonio Caronia

Da oltre vent’anni, in Occidente, viviamo in un regime che ci garantisce una straordinaria abbondanza di beni materiali e immateriali, una moltiplicazione e un intreccio degli immaginari mai visto, l’accesso a una quantità di servizi e di occasioni che nessuna società aveva mai conosciuto prima. La ragione di tutto questo è che, verso la metà degli anni 1970, il sistema più dinamico e progressivo mai apparso sulla faccia della Terra, il capitalismo, ha cominciato a cambiare pelle, organizzando attorno al processo di valorizzazione economica l’integralità delle attività umane, mettendo al lavoro ogni segmento spaziale e temporale della vita umana, estraendo valore da ogni facoltà umana, a cominciare dalle più essenziali: il linguaggio, l’immaginazione, le relazioni, gli affetti (…) Il nuovo capitalismo “immateriale” (o “cognitivo”, o “postfordista”, visto che è stato chiamato in molti modi diversi), è stato reso possibile dalla forte accelerazione dell’integrazione e dell’internazionalizzazione di ogni aspetto della vita, dall’economia alla cultura, e dallo sviluppo e dalla diffusione delle tecnologie digitali…

 

L’artivismo dell’informazione – Martina Coletti

Il termine uploadare, che è la parola chiave del nuovo traguardo nella libertà di accesso all’informazione, definisce la possibilità di mettere in rete, tramite il proprio canale di social network, contenuti multimediali apparentemente senza limiti e condizionamenti; eppure qualcosa non torna: come mai i dubbi e le incertezze non si placano in tanta disponibilità di soluzioni e i meccanismi di potere che violano la libertà sembrano non subire alcuna minaccia? Forse perché non stiamo formulando le domande giuste all’oracolo di Google? Questa lotta tra forze contrastanti che fa oscillare gli equilibri tra libertà e potere, avviene anche nella rete con il proliferare di video e documenti che svelano risvolti inediti su parti di realtà parzialmente narrate dai canali ufficiali di informazione…

 

Picnic 2.0 L’evoluzione del picnic nell’epoca del Social Media Networking – Chiara Carfi

Come si comporta la “wi-food generation” a confronto con un tradizionale contesto sociale di ritrovo e consumo di cibo quale il picnic all’aperto? La risposta di Paolo Barichella, punto di riferimento in Italia per il Food Design e Mauro Olivieri, designer di fama, e’ il format Picnic 2.0, l’evoluzione del picnic nell’epoca del social media networking. Presentato lo scorso Aprile nell’ambito del Fuorisalone nella fucina creativa di Superstudio Più, trasformato per l’occasione (…), Picnic 2.0 si avvale di piattaforme di social media networking per gestire gli aspetti organizzativi e di comunicazione che precedono il vero e proprio incontro…

 

NUOVI ORIZZONTI

La simulazione dall’apparenza al comportamento. Verso la “Terza vita” – Pier Luigi Capucci

Nello scorso numero di “Nuovi Orizzonti” abbiamo messo in rilievo il fatto che da sempre l’umanità “copia” la realtà, rappresentandola o riproducendola. Ma perché mai abbiamo avuto e abbiamo bisogno di simulare la realtà, il mondo in cui viviamo, gli organismi viventi? Per quale motivo ogni volta che dobbiamo creare o costruire, ci affidiamo a quei modelli che conosciamo, ci riferiamo al già noto? …ecco che prendiamo spunto da quanto la natura ha perfezionato in milioni di anni di evoluzione, adattandosi alle asperità dell’ambiente e superando un numero imprecisato ma enorme di avversità, minacce, impedimenti, ostacoli. In questi casi ciò che viene simulato non è più l’apparenza ma la funzionalità, non si rappresenta più bensì si ricostruisce…

– Angel_F (1) Esistenze digitalmente atipiche – penelope.di.pixel

…Chi era Angel-F? Un marginale, un bug, uno dei tanti “non previsti dal sistema”. Un essere di sintesi frutto dell’evoluzione tecnologia e, per questo, in grado si mostrarne falle e contraddizioni, ma anche possibilità e prospettive: ecco la sua identità. Non ruba, non traccia, non registra dati personali: seguire gli utenti è solo un modo di imparare e sopravvivere, eppure è un illegale. Non è maschio né femmina, come migliaia di gay, ermafroditi e transessuali. Viene spesso scambiato per spam e persino censurato. È quello che accade agli umani, ma lo estremizza. Alla luce della sua esistenza il copyright, la privacy, i concetti classici di economia, innovazione, di territorialità, partecipazione e identità non sono più validi. Assumono nuove forme, si evolvono, si aprono all’interpretazione, al cambiamento e all’interazione…

– Around Simulation Cristina Trivellin

Dal ventisei gennaio al sedici febbraio si è svolto online il simposio Around simulation; un’interessante discussione avvenuta attraverso Yasmin, mailing list sponsorizzata dall’UNESCO e dalla rivista Leonardo – diretta da Roger Malina – la più autorevole in campo internazionale sulle relazioni tra arti, scienze e tecnologie e network di artisti, scienziati e istituzioni che promuovono le suddette discipline nel bacino del Mediterraneo. (…) Si parte dall’assunto che i confini tra reale e virtuale sono sempre meno definiti e che non vi sia opposizione tra le due categorie. L’abbattimento dell’approccio dicotomico implica una totale interazione quantistica nel processo in corso tra soggetto e oggetto, tra realtà immaginata e realtà vissuta….

 

Whitney Biennial 2010 – Stefania Carrozzini

Sfogliando il catalogo della biennale ci si rende conto che siamo arrivati forse ad un punto di svolta. Già il titolo la dice lunga: un semplice, conciso “2010”.  Perché non aspettare il 2012 per un titolo del genere? Che sia giunto il momento di tirare i remi in barca e riconsiderare il senso dell’esistenza delle biennali? Una cosa è certa: ci sono meno opere e meno artisti, (solo 55). E’ questa una biennale ristretta come una camicia lavata male in lavatrice, o sottoposta ad una robusta dieta dimagrante per effetto della crisi? Oppure risente di un modo diverso di guardare alle cose? (…) La biennale del Whitney riguarda l’arte americana e dovrebbe far riflettere su ciò che gli artisti sentono e vivono in questo tempo. Di come guardano alle nuove tecnologie non vi è traccia. L’artista è solo sul cuore della terra, e a ben vedere il processo è in atto da un po’…

 

Carlos No – Intervista di Pedro Campos Costa

Carlos No è un giovane artista portoghese, sensibile e complesso, che comunica essenzialmente attraverso immagini, testi e oggetti semplici. I suoi sono messaggi forti. Attraverso un linguaggio rapido, facilmente interpretabile e volutamente ironico, esprime le sue preoccupazioni e la sua critica in relazione ai temi sociali più attuali. (…) Il tuo lavoro rivela, in forma chiara, una preoccupazione, un’inquietudine sociale. È qualcosa che é rilevante in queste tue ultime opere, ma che si riconosce anche nei tuoi lavori anteriori. Credi che l’arte abbia l’obbligo di assumere una posizione sociale? No. Non credo proprio che l’arte “abbia l’obbligo di assumere una posizione sociale”. Anzi, detto così mi suona addirittura imperativo. Quello che penso é che in campo artistico possano e debbano esistere più forme espressive, di ricerca, di interrogazione, e come tale, anche un arte più connessa  alle preoccupazioni e questioni di ordine sociale. È il mio caso, una forma tra varie possibili….

 

Invictus. Giocare a coesistere – Giordano Bernacchini

Invictus non è un film che documenta la storia della Repubblica Sudafricana: ne è un romanzato e poco esauriente frammento. La vicenda non risulta confezionata solo se recepita in senso simbolico; lo sfondo è quello di un paese uscito dall’apartheid, sgretolato in parti che possono essere raggruppate secondo le categorie – sedimentate nel luogo – di bianchi e neri (…) La via del Mandela di Clint Eastwood è uno sport, il rugby: ciò mi ha fatto pensare anche ad una battaglia simulata, che non va a toccare l’esistenza delle persone. Il principio non è più radicato in un differente ma diventa qualcosa che sta in superficie. Come una mano che indossa una calza a mo’ di guanto, non consentendo all’occhio di notare gli spazi tra le dita; così le differenze etniche e culturali, senza subire violenza, vengono coperte dalla maglia della Nazionale di rugby….

Paris, Passages, Sarkis! – Marco Caccavo

Alzi la mano chi non sogna Parigi, la città ala quale abbiamo legato la nostra adolescenziale voglia di libertà condita dal mito del maledetto, foss’egli poeta od artista dei colori. E in un’atmosfera onirica, che tradiva reminiscenze proprie della bohème di Montmartre o Montparnasse, abbiamo partecipato alla Nuit des Musées, tenutasi il 15 Maggio scorso. In questa serata, la capitale francese lascia la porta socchiusa e noi, senza rose, ma con i riguardi che si devono ad una vecchia signora, quella soglia l’abbiamo timidamente varcata. Tra le mille pièces d’itinerario che la città offre, abbiamo scelto il Museo Georges Pompidou, dove da sempre avanguardia e moderno si contaminano. Qui avevamo un rendez-vous molto particolare, un appuntamento con Sarkis e la sua mostra dal titolo Passages

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