Dall'archivio D'ARS

Gillo Dorfles e l’avanguardia tradita

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Ho sempre apprezzato le ultime tendenze ma ho cercato di fare una pittura che fosse autonoma, quindi contro quella che era l’avanguardia ufficiale. Ecco come Gillo Dorfles spiega il titolo L’avanguardia tradita, scelto per la mostra di Palazzo Reale. E’ una vera antologica: c’è un po’ di tutto, dalle mie opere giovanili fino alle opere di oggi, molte delle quali non sono mai state esposte.

Gillo Dorfles, Senza titolo, 1930
Gillo Dorfles, Senza titolo, 1930

Immagino, l’artista, commentare quanto abiti il conformismo nelle recensioni al suo lavoro e quanto ogni parola usata sia inadeguata a cogliere la realtà del suo spirito libero. Forte di un’acuta intelligenza interpretativa dei costumi della società, ne ha potuto sempre prendere le distanze, muovendosi con un’indipendenza invidiabile, pur partecipando attivamente al contesto culturale. Così, all’età di cento anni, esce, dalla sua quasi ‘clandestinità’ artistica, per presentare al pubblico il suo lavoro.

Ho sempre cercato di realizzare opere nelle quali affiorasse qualcosa di spontaneo se vogliamo anche di automatico. Ossia: non mi metto a dipingere sapendo già quello che farò, ma quasi sempre aspettando che mi venga suggerito – dal mio stesso essere psichico e fisico – quell’insieme di forme e di colori che daranno vita a uno ‘spazio interiore’ che poi diventerà l’opera realizzata. (Da un dialogo con Claudio Cerritelli, 2002).

Apre la rassegna un’opera, a china nera, del 1930 che rappresenta tre figure enigmatiche, tre fantasmi della mente: queste apparizioni arcane non lo abbandoneranno mai, anche se la danza macabra della sua linea, negli anni, si farà meno drammatica, approdando alla leggerezza dell’ironia.

Afferma Francesco Leprino, autore del video documentario, del 2007, ‘Attraverso il tempo attraversato dal tempo… Un secolo con Gillo Dorfles: Se l’occhio che svetta prepotente dai dipinti di Gillo Dorfles scruta dentro e fuori il mondo, la sua forma è quella di un diamante intagliato con tante sfaccettature, dove i mondi vengono catturati e si riflettono in maniera molteplice e mirabile.

Gli occhi che osservano la realtà, mimetizzati nelle forme, compaiono già nel Paesaggio con volto umano, del 1934. L’occhio sull’abisso, del 1938, osserva il fiume della vita nel suo fluire: la tendenza è surreale e metafisica per l’emergere d’immagini e figure archetipe dal subconscio. A composizioni analitiche, dominate dal segno e dalla linea, si alternano opere di maggiore spazialità, aperte alla pausa, alla sospensione, al vuoto: vuoto che genera nuova libertà e fulcri dinamici. Klee, Mirò, Arp hanno influenzato la vocazione del suo segno a diventare un percorso nel tempo e il germe di un divenire. Un movimento organico anima le composizioni per necessità interna. Le forme, centrate nel quadro, acquistano una vitalità da protagoniste. La linea s’inanella e corre sulla tela creando intrecci tra forti cromatismi: giallo, nero, verde, turchese, carminio.

Negli anni Ottanta la pittura si fa più ludica ed ironica con motivi embrionali, botanici, zoomorfi, organizzati in uno spazio più plastico. Queste fantasie oniriche si muovono leggere, fluttuando come in un plasma, in continua metamorfosi. L’occhio dell’artista osserva, con distacco, l’incredibile, colorato, ininterrotto movimento biologico, psichico, cosmico della vita; ne spia le trasformazioni, come il critico i gusti e le mode della società: insomma, un Super-io che vigila sempre, anche nel magma dell’inconscio, accettandone tuttavia l’istintiva pulsione. Emblematica, in questo senso, è Metamorfosi, 2009, così viscerale ed, insieme, poetica, mentre Vitriol, 2009, acronimo tratto dalla scritta esoterica dipinta Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem, suggerisce ancora nuovi significati con nuove modalità comunicative.

Tra dipinti, ceramiche, opere grafiche e gioielli, sono state esposte più di duecento opere, con un corredo di fotografie, video, cataloghi, libri: il recente Catalogue Raisonné, a cura di Luigi Sansone, Mazzotta, 2010, raccoglie l’intera produzione di Gillo Dorfles.

Nato, nel 1910, a Trieste, laureato in medicina con specializzazione in psichiatria, ordinario di estetica alle Università di Milano, Trieste e Cagliari, aveva iniziato a dipingere sotto l’influenza del pittore metafisico triestino Arturo Nathan e della scuola antroposofica di Rudolf Steiner, nell’ambito di una formazione mitteleuropea; gli studi di medicina avevano contribuito, poi, ad imprimere nella sua mente forme organiche.

A Milano, frequentando Fontana e Melotti, era entrato in contatto con l’Astrattismo e nel 1948 aveva fondato, con Monnet, Munari e Soldati, il MAC (Movimento Arte Concreta), che si opponeva al nuovo realismo sociale di Guttuso, Migneco, come all’astrazione post cubista, ma apriva invece alle nuove tecniche di produzione industriale, proponendo una sintesi delle arti. Egli vi svolge un ruolo chiave anche come teorico e critico. Amico di Dorazio, Perilli, Consagra, Accardi e vicino al gruppo romano Forma Uno, era anche molto legato all’eclettico Alberto Savinio. Espone fino al 1951.

In quegli anni, i suoi scritti di critica si impongono come alternativa al dominante modello crociano: portano la riflessione sui fatti di tendenza legati al presente, evitando teorizzazioni, e analizzano fenomeni socioculturali come il Kitsch, la feticizzazione, la scissione tra arte pura e utilitaria, la decadenza e permanenza del materiale simbolico, la perdita dell’intervallo, l’estetizzazione globale.

Negli anni Ottanta, riprende ad esporre e, nel 2001, il Pac di Milano gli dedica una mostra che ne illustra l’itinerario pittorico.

Gillo Dorfles scrisse, anche, diverse poesie apprezzate da Montale, Saba, Solmi: ne pubblicò alcune, nel 2001, per le Edizioni Proposte d’Arte Colophon di Belluno con il titolo Baci e Abbracci, insieme a due suoi disegni.

Gillo Dorfles, Metamorfosi, 2009
Gillo Dorfles, Metamorfosi, 2009

Tra le principali pubblicazioni è doveroso citare: Discorso tecnico delle arti (1952), Architettura moderna (1954), Le oscillazioni del gusto (1958), Il divenire delle arti (1959), Ultime tendenze dell’arte oggi (1961), Il disegno industriale e la sua estetica (1963), Nuovi riti, nuovi miti (1965), Il Kitsch (1968),  Il divenire della critica (1976), L’intervallo perduto (1980), La moda della moda (1984), Elogio della disarmonia (1986), Il feticcio quotidiano (1989), Fatti e fattoidi (1997), Conformisti (1997), Irritazioni (2000), La (nuova) moda della moda (2008). (*)

Il recentissimo Inviato alla Biennale, Scheiwiller, 2010, raccoglie le sue corrispondenze da Venezia, dagli anni Quaranta ad oggi.

Gillo Dorfles, che fin da ragazzo si considerava un critico del gusto, con stile impeccabile e un sense of humour di classe, partecipa a conferenze, dibattiti, vernissages, scrive, dipinge, pubblica nuovi libri e sfida il tempo con quella eccezionalità che ha sempre caratterizzato il suo esprimersi.

 Silvia Venuti

D’ARS year 50/nr 202/summer 2010

(*) Catalogo della mostra Gillo Dorfles. L’avanguardia tradita, Mazzotta, 2010.

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