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De Rerum Natura ed altri dispositivi

Barbarian Art Gallery di Zurigo ha avviato il 2013 con la personale Anosmia dell’artista piemontese Tamara Repetto, visibile fino al 23 febbraio. L’esposizione prende titolo dall’eclatante installazione omonima, finora esposta solo a Venezia (Ca’ Zenobio) e a Roma come finalista del Talent Prize.
Tamara Repetto opera nell’ambito delle installazioni, della scultura e del disegno. Di fronte ad una certa afasia dell’arte contemporanea, quest’artista tende invece a comunicare con lo spettatore tramite tutti i suoi sensi, impiegando le potenzialità che i vari media offrono.  In sue recenti installazioni, tecnologie soft determinano ambienti multisensoriali immersivi per il visitatore, che in essi può esercitare anche sensi inusitati, come l’olfatto.

Tamara Repetto, Anosmia, installazione multisensoriale sonoro-olfattiva, plexiglas, bacchette di vetro, ventole, cialde olfattive, cavo, sensore 390x140x25cm. 2012

I suoi lavori creano anche ambiguità di senso rintracciabili già nel titolo scelto dall’artista. La parola “anosmia” indica la capacità indebolita di olfatto, che in questo caso usa proprio la mobilità di molecole odorose come componente essenziale dell’opera. Essa è costituita da tubi in plexiglas che contengono grappoli di sonore bacchette di vetro. In ognuna di queste “campane” cilindriche è sospesa anche una cialda olfattiva, elemento appunto in grado di diffondere nell’aria sostanze aromatiche.

Tamara Repetto, Anosmia, 2012
Tamara Repetto, Anosmia, 2012

Repetto crea – qui e altrove – un cortocircuito semantico tra la parola ambiente, nel senso di installazione “attraversabile”, e il concetto di natura. Tutte le sue opere in mostra alla Barbarian mostrano riferimenti alla natura, riletta e ripensata, fino a giungere a un suo ri-creato. In questo caso tramite la percezione sensoriale la mente dello spettatore è direttamente stimolata da profumi che riportano a ricordi atavici: quelli del fieno, del muschio e di fiori di campo.
Grazie a piccole ventole, i quindici cilindri danno vita poi a una sinfonia minimale. Viene amplificato e riverberato il rumore di una singola bacchetta di vetro in un bicchiere, suono memorabile per chiunque abbia frequentato lezioni di chimica. Qui la natura viene analizzata e risintetizzata, senza l’uso di campionatori e con esiti sonori che ricordano la musica concreta.
Il senso che normalmente prevale nell’arte – la vista – ci restituisce la percezione di un’installazione pulita e precisa, ma che pur tuttavia possiede come principale rimando un ambito genericamente scientifico. Proprio l’olfatto rompe l’algidità di questa rappresentazione e, assieme alla sonorità del vetro – argentina ma incessante – ci riconduce verso un’idea di un creato affetto da issues globali di innaturalità, dove ormai è passato il punto di non ritorno.

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L’esposizione include anche una serie di recenti disegni di Tamara Repetto. Si tratta della serie Frattali, in cui gli esiti iconografici dei noti algoritmi naturali di evoluzione delle forme organiche vengono ingabbiati in strutture geometriche apparentemente lievi, ma concettualmente riferibili all’azione della nostra antropizzazione dell’ambiente donato ai nostri fortunati progenitori.

Riccardo Lisi

 

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