Dall'archivio D'ARS

TAFKAV The Artist Formerly Known as Vanda. Un metodo eversivo

Il momento storico attuale mentre da una parte manifesta una realtà sociale in continua evoluzione, dall’altra sembra voler dichiarare, che le caratteristiche di cui l’uomo è stato “fornito”, di cui dispone o di cui fino ad oggi si è avvalso grazie anche al talento creativo, non sono più all’altezza del contesto odierno e appaiono non essere sufficienti per poter continuare a relazionarci ed interagire con la realtà stessa. A tale riguardo abbiamo incontrato Francesco Monico, Direttore PhD M-Node, fondatore e coordinatore della Scuola di Media Design della Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, impegnato da anni in una ricerca sul metodo sincretico e sulla technopoetica. La strada che Monico percorre e che ci invita ad intraprendere è dunque quella della ricerca e dell’analisi, in modo da poter comprendere ciò che sta cambiando e come sta cambiando attualmente il mondo. Partendo da tale presupposto Francesco Monico sostiene, che proprio l’applicazione artistica potrebbe essere l’elemento, il dispositivo attraverso il quale sarebbe possibile cercare di conoscere ed investigare l’attuale contesto storico-sociale nel quale viviamo. “L’opera artistica infatti – sostiene Monico – risponde alla mutevolezza del mondo perché è sincretica, d’altra parte risponde alla velocità perché l’arte non implica la costruzione di teorie rigidamente strutturate. Queste teorie non rigide riflettono gli effetti della cibernazione, ovvero gli effetti dell’impatto della tecnologia digitale sulle forme della cultura umana, e si inseriscono nella cultura tecnoetica, ovvero nella ricerca degli effetti della tecnologia sulla coscienza”. Da queste riflessioni, dalle ricerche di una metodologia, uno strumento, che sia adeguato alla comprensione del mondo dell’oggi, prende forma l’installazione TAFKAV, The Artist Formerly Kwon As Vanda, che si prefigge lo scopo di “sondare” la realtà e non descriverla o verificarla, ma di “esperirla”.

TAFKAV è un’opera che tenta di esplorare la comunicazione tra alterità, la pragmatica della comunicazione, in quanto in un futuro sempre più prossimo dovremo relazionarci sempre con maggiore frequenza con realtà semi viventi. L’installazione è costituita da una struttura metallica all’interno della quale si trova un fiore d’orchidea vanda cerulea collegata mediante sensori a uno psicogalvanometro, misuratore dell’elettricità galvanometrica di un corpo, nel caso specifico del tessuto della pianta, in quanto si ipotizza che l’attività galvanometrica sia influenzata dal metabolismo della pianta stessa; lo psicogalvaometro a sua volta è collegato ad Arduino che traduce gli impulsi elettrici in Max Msp, che è codificato in modo da andare a richiamare una serie di sonorità, di note e di rumori nella ram di un computer, che amplifica la sequenza dei suoni, mettendo in scena una vera e propria musica, cioè il linguaggio poetico della pianta. Ai suoni infatti prodotti dall’orchidea corrispondono determinati stati fisiologici della stessa, dando così vita a una sorta di comunicazione pianta – uomo. Per comprendere ancora meglio tale comunicazione, Monico mette a disposizione del fruitore un paper, che ci consente di inserire l’installazione in un contesto culturale, evidenziando come le piante e la natura possono essere considerate alla stessa stregua dell’individuo; la documentazione si addentra in questioni etiche, per poi analizzare la comunicazione delle piante, terminando con una spiegazione riguardante la realizzazione del meccanismo concettuale vero e proprio.

Francesco Monico, Vanda. installazione
Francesco Monico, Vanda. installazione

Infine vi è anche il così detto Life support system, un sistema grazie al quale la pianta viene sospesa in una struttura metallica, all’interno della quale si trova una lampada al sodio a 400 watt e un impianto di nebulizzazione dell’acqua raccolta su una vasca sottostante, che si attiva quando un computer, che verifica i parametri vitali della pianta ne dà il comando. L’opera quindi come ci ricorda l’artista, risulta essere divisa in due parti: “In una definisco la dimensione etica e culturale a cui faccio riferimento, ovvero il contesto che realizza i significati. Nella seconda parte realizzo, invece, il dispositivo artistico come ricerca vera e propria. Una parte è quindi maggiormente teorica, un’altra è invece più pragmatica. Quest’ultima, nella forma dell’estensione di questo paradigma mediante il dispositivo artistico, tenta di verificare l’adeguatezza e l’applicabilità della metodologia critica, cimentandosi nella verifica di specifiche ipotesi conoscitive rispetto ad uno specifico ambito di realtà”.

La ricerca “indagatrice” messa in atto da TAFKAV, attua inoltre un’indagine socio-antropologica, andando ad analizzare il momento attuale nel quale stiamo vivendo, dove assistiamo alla fine di una società a modello antropocentrico e quindi la conseguente necessità di diventare individui in grado di mettere in atto un dialogo più approfondito con la tecnologia e la natura, quello che Monico definisce il passaggio da un Ego trascendente a un Ego integrato.

Francesco Monico, Vanda, installazione
Francesco Monico, Vanda, installazione

Purtroppo infatti viviamo in una società dove manca, “esiste l’assenza” di una impostazione culturale, che possa ritenere e considerare, quantomeno necessaria l’interazione e la condivisione tra essere umano e alterità naturale e tecnologica.

Il risultato finale e ciò che si può dedurre dalla ricerca messa in atto da Francesco Monico, stabilisce che possono esistere e svilupparsi processi di comunicazione tra “mondi” differenti e che qualora non fosse possibile creare nessun riscontro riconoscibile e attendibile o questo metodo si verificasse arbitrario, si è comunque dimostrato come possa esistere un’azione, un’interazione, una sorta di dialogo pacifico tra uomo, natura e tecnologia.

Alberto Mattia Martini

D’ARS year 48/nr 193/spring 2008

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