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Ars Electronica 2019. La rivoluzione digitale è in crisi

Ars Electronica 2019, il festival più importante d’Europa su arte, tecnologia e società compie quarant’anni e dichiara la crisi di mezza età con il titolo:  Out of the Box. The Midlife Crisis of the Digital Revolution

Ars Electronica 2019.  Out of the Box. The Midlife Crisis of the Digital Revolution
Ars Electronica 2019.  Out of the Box. The Midlife Crisis of the Digital Revolution

Ars Electronica (Linz, Austria) è ormai un’istituzione indiscussa e in quanto tale ha raggiunto prosperità e dimensioni che pochi altri festival possono vantare. A dieci anni esatti dall’edizione che ha visto esplodere il festival e che ha coinciso con la nomina della città di Linz capitale della cultura europea, si è assistito in questo settembre 2019 a un riscontro di pubblico e stampa che non ha precedenti. Non meno dilagante la quantità delle proposte in programma: centinaia di eventi tra concerti, mostre, performance e conferenze (circa 548 in soli cinque giorni) e il coinvolgimento di 1.445 ospiti tra artisti e scienziati.

Il Prix Ars Electronica per il 2019 ha previsto tre categorie di opere: “Computer Animation” ha visto vincitrice l’opera ManicVRun documentario in realtà virtuale che cala lo spettatore nella complessità del disturbo bipolare. “Artificial Intelligence & Life Art” assegna a Labor un Golden Nica, che è anche un premio all’intero percorso artistico di Paul Vanouse (US). “Digital Musics & Sound Art” è stata conquistata dalla scultura sonoro-cinetica di Peter Kutin (AT), Torso #1.

Postcity, una delle principali sedi, ha visto la sua ultima grande esposizione legata al festival. In quella architettura postindustriale sono stati esposti una selezione di opere legate alla tecnologia e alla scienza, di fianco a prototipi frutto di ricerche accademiche e centri di internazionali e a opere di artisti presentati da gallerie che da anni si occupano dei temi proposti dal festival. Proprio in questa sede, l’atmosfera sempre fervida di contaminazioni e idee, ha risentito dei tipici lati negativi di una grande “fiera” nella quale ci si sente spaesati e sopraffatti dalla mole di cose da vedere.

A complicare (e arricchire meravigliosamente) il programma anche la proposta di un festival collaterale, realizzato in collaborazione con la Commissione Europea nel contesto dell’iniziativa STARTS. Alla sua prima edizione: AI x Music Festival ha riunito a Linz musicisti, compositori, storici della cultura, tecnologi, scienziati e sviluppatori di intelligenza artificiale provenienti da tutto il mondo per discutere dell’interazione tra uomo e macchine attraverso concerti e spettacoli, conferenze, workshop e mostre. Giusto per capire, andatevi a vedere cosa fa il pianoforte A-Mint di Alex Braga con l’AI.

A-MINT / Alex Braga, Credit: Philipp Greindl

Appuntamento importante per chi è alla ricerca di avanguardie artistiche, scientifiche e tecnologiche capaci di parlarci del presente, il festival ha assunto inoltre un carattere inusuale con il quale i curatori hanno saputo fare i conti con ironia e lucidità. Di fronte alla “sistematizzazione” di alcune forme artistiche prima considerate di rottura, alla reiterazione manierista dell’ “estetica dell’ampolla” di tanta bioarte e al timido imbarazzo di tanti lavori di fronte alle sfide lanciate dalla chimera dell’Intelligenza Artificiale, si dichiara la “crisi di mezza età”! Ineccepibile punto di partenza per comprendere lo stato dei fatti e renderli essi stessi oggetto di riflessione critica, chapeau!

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