Dall'archivio D'ARS

ARTE É IDEA. L’IDEA É ARTE DUCHAMP E IL SILLOGISMO DELLA DISSACRAZIONE

“Negli scacchi si può arrivare a una posizione senza via d’uscita, ove nessuno degli avversari può imporre la vittoria. Uno di loro si trova in uno stato di perpetuo scacco. Per Duchamp questa insolubile situazione è divenuta la metafora della sua relazione con la vita. Probabilmente, è il suo più bel finale di partita.”

Arturo Schwarz, Eros c’est la vie, 1971

Suonerebbe esagerato se dicessi che senza quella ruota conficcata in uno sgabello o senza quell’irriverente orinatoio di porcellana bianca l’arte del XX secolo non sarebbe stata la stessa cosa? Eppure è proprio così. Se Duchamp non avesse avuto il coraggio (e l’urgenza) di sovvertire le regole, di rompere gli schemi, di pensare l’arte non più come sostanza o come rappresentazione, ma piuttosto come idea, forse non si sarebbe mai parlato di dadaismo, di concettualismo, di ready-made, ma neanche di pop art, di arte povera o semplicemente di installazione. […]

Marcel Duchamp nel suo studio, Hauts-de-Seine. Neuilly-sur-Seine, 1968 © Henri Cartier Bresson/Magnum/Contrasto
Marcel Duchamp nel suo studio, Hauts-de-Seine. Neuilly-sur-Seine, 1968
© Henri Cartier Bresson/Magnum/Contrasto

In chess there exists a situation of stalemate from which there is no way out, neither of the opponents can claim victory. One of them is in a perpetual state of check. For Duchamp this insolvable situation became the metaphor for his relationship with life. Probably, it was his best endgame.
Arturo Schwarz, Eros c’est la vie, 1971

Would it seem excessive if I maintained that without that wheel stabbed into a stool, or that irreverent white porcelain urinal, twentieth century art would have been entirely different? Well it’s the truth. Had Duchamp not possessed the courage (and urgency) to undermine the rules, to breach the boundaries, to no longer think of art as a substance or representation but as an idea, maybe we would have never spoken of Dadaism, of conceptualism, of ready-made, but also of pop art, poor-art or simply of installations

Lorella Giudici
D’ARS year 53/nr 216/winter 2013 (abstract dell’articolo)

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