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Carlos No

Carlos No è un giovane artista portoghese, sensibile e complesso, che comunica essenzialmente attraverso immagini, testi e oggetti semplici. I suoi sono messaggi forti. Attraverso un linguaggio rapido, facilmente interpretabile e volutamente ironico, esprime le sue preoccupazioni e la sua critica in relazione ai temi sociali piú attuali. Anche quando l’opera d’arte é composta da piú layers, la prima immagine é chiaramente concreta, diretta, spesso cruda. La scala di rappresentazione e l’ironia sono due delle caratteristiche che trasformano il lavoro di Carlos No in qualcosa di speciale perché ci permette di capire la realtá e di interrogarla: la scala é uno strumento quasi cinematografico che ci lancia verso l’esperienza e ci racconta una storia, l’ironia é lo strumento vitale per la percezione del mondo.

Carlos No, Imigrantes
Carlos No, Imigrantes

Il tuo lavoro rivela, in forma chiara, una preoccupazione, un’inquietudine sociale. È qualcosa che é rilevante in queste tue ultime opere, ma che si riconosce anche nei tuoi lavori anteriori. Credi che l’arte abbia l’obbligo di assumere una posizione sociale? No. Non credo proprio che l’arte “abbia l’obbligo di assumere una posizione sociale”. Anzi, detto cosí mi suona addirittura imperativo. Quello che penso é che in campo artistico possano e debbano esistere piú forme espressive, di ricerca, di interrogazione, e come tale, anche un arte piú connessa  alle preoccupazioni e questioni di ordine sociale. È il mio caso, una forma tra varie possibili.

 L’estetica delle tue opere, anche nelle istallazioni, é un’estetica molto grafica, molto popolare, molto pop. È una necessitá per riuscire ad evidenziare il messaggio e annullare pretese o pure identificazioni estetizzanti ? O semplicemente é il tuo linguaggio, e in un prossimo lavoro potrebbe cambiare radicalmente? Sì, effettivamente sono caratteristiche che si incontrano nelle mie opere. Credo che nascano principalmente da due ragioni essenziali. La prima -indipendentemente dall’ordine di importanza – ha a che vedere con il mio gusto personale: preferisco le cose semplici alle complesse, l’obiettivo diretto al superfluo e all’accessorio, e da lí l’incontrare una certa semplificazione degli elementi e delle forme. La seconda, intimamente legata alla prima, ha a che vedere con una questione di comunicazione del messaggio e di come lo vorrei trasmettere. Credo che lo si possa intendere molto meglio se non si sposta l’attenzione dello spettatore a letture e interpretazioni che inevitabilmente lo allontanerebbero dal significato vero e, in questo caso, la questione della forma e dei materiali ha un peso ed un’importanza significativa. Fondamentalmente, nei miei lavori sono i concetti che definiscono le forme e i materiali da utilizzare. Non il contrario.

 La scala, l’aumento o la riduzione, é una delle caratteristiche del tuo lavoro. Come architetto, la scala é essenziale e la mia domanda é d’interesse personale. Per te la scala é di per se una forma di comunicazione? Sì, indubbiamente. La questione della scala é sempre stata importante, sia quando la pittura era il mio mezzo di lavoro, sia adesso che faccio opere tridimensionali. Nonostante ció e al di lá della mia passione per l’arte Greco-Romana e per l’antichitá classica in generale, cosí come mi succede per alcuni altri concetti ereditati come l’ordine e la proporzione – evidentemente mal assimilati (riso) – non sempre applico la scala nelle mie sculture. Se esiste qualche cosa che si puó riconoscere nelle mie opere piu recenti, come per esempio nel “Brundibár”, “Hansel and Gretel” o negli “Imigrantes”, é precisamente la mancanza di rigore nell’utilizzo della scala. Nella stessa opera utilizzo, di proposito, elementi e oggetti a scale differenti. Lo faccio per una questione di linguaggio proprio, ma ugualmente per ragioni di ordine pratico e comunicativo. Se, per esempio pretendo rappresentare un essere umano, o vari, utilizzo modellini a scala 1/87, e perché no, ne aggiungo altri a scale differenti. In questo modo, credo di riuscire a trasmettere meglio, o in maniera più evidente, la dimensione dell’essere umano di fronte a determinate situazioni. I modellini a scale differenti allertano lo spettatore, molto di piú di quanto non possano fare modellini alla stessa scala.

Carlos No, O Dreno
Carlos No, O Dreno

Nello scenario artístico portoghese, posso affermare che sei un outsider. Non sei legato a nessuna tendenza internazionale o nazionale. Questa tua posizione ostacola la tua carriera? Per alcuni aspetti. Per quel che riguarda la vendita delle opere e le sue implicazioni nella continuitá della mia carriera, per esempio. Molto difficilmente riesco a vendere i miei lavori, in Portogallo molto piú che all’estero – per curiositá, una delle ultime opere che ho venduto é stata comprata da un collezionista di Budapest -. Credo che questa difficoltá la si debba anche e precisamente alla questione delle tendenze artistiche dominanti in Portogallo; il canone artistico attuale non passa certo per i lavori piú engagés, piú compromessi dal punto di vista politico-sociale. Ció nonostante, per quel che riguarda l’accettazione del mio lavoro, non tutto é negativo, anzi. Molte istituzioni, sia artistiche che di altro genere, hanno dimostrato di apprezzare il lavoro che sto sviluppando e per questo mi hanno invitato ad esporlo o a editarlo in diverse occasioni. Per me, é un appoggio e uno stimolo importante.

Curiosamente, quest’ultima tua sequenza di lavori “Europa” ha ottenuto un’adesione favolosa in tutta l’Europa ed anche al di fuori dei suoi confini, attraverso i blogs. Credi che quest’adesione si debba al fatto che i temi che tratti siano in questo momento piú radicalizzati nella societá? Se mi permetti specifico ancora di piú. Svezia e Repubblica Ceca sono i paesi in cui esporró la serie delle opere relazionate con il tema dell’immigrazione quest’anno. Ma rispondendo alla tua domanda, si. Credo proprio di si, e non solo per il fatto che siano temi di nuovo all’ordine del giorno in alcuni paesi, ma sopratutto, perché si tratta di questioni molto problematiche e polemiche e sulle quali le persone hanno ormai un’opinione ben formata. La questione dell’immigrazione continua ad essere un tema esplosivo in molti punti del globo e che, infelicemente, continua a creare nelle persone posizioni e atteggiamenti molto radicali. Forse per questo si riconosce la maggior partecipazione e aderenza a lavori che vanno ben al di lá del semplice ordine estetico e del “mi piace o non mi piace”.

Pedro Campos Costa

D’ARS year 50/nr 202/summer 2010

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