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Carmelo bene. Essere capolavoro

“Forse vi ho raccontato poche cose. È quanto m’è riuscito immaginare. Ma la vita che conta non è appunto proprio quanto ci manca? Quante inezie vi avrei risparmiato, se fossi a questo mondo e Dio esistesse” (Carmelo Bene, Sono apparso alla Madonna, 1983)

 

Milano celebra i dieci anni dalla scomparsa di Carmelo Bene con quattro giornate dedicate alla sua ampia produzione teatrale, cinematografica e televisiva per riflettere sulla sua controversa eredità intellettuale. Trasgressivo, passionale, coltissimo, egli ha stravolto abitudini e conformismi del pubblico rivoluzionando il modo di fare spettacolo. Ha rifiutato consapevolmente tutte le strade già battute cercando nuove direzioni con la parola e l’immagine in movimento. Libero da condizionamenti, si è negato il gioco dei generi e del cinema d’autore creando forme nuove, in un percorso fatto di contraddittorietà, eccesso e ricerca. I suoi 5 lungometraggi e 2 cortometraggi infatti, non appartengono a nessuna categoria precostituita. Nostra signora dei Turchi, riadattamento di un romanzo scritto a 24 anni e presentato al Festival di Venezia del1968, è un’autobiografia mentale (reale e insieme immaginaria), un’inquieta parodia del monologo interiore. “È un melodramma, ma non per la melodia che arriva alle orecchie, per la melodia che arriva agli occhi” (Carmelo Bene, Cahiers du cinéma, 212, giugno 1969). Carmelo Bene, seguace di Artaud, “costruisce da sé il proprio corpo”, che è la sola realtà di cui possiamo essere ragionevolmente certi, comprese le sue mancanze. Egli si benda, si trucca, si traveste, indossa armature nel rifiuto di una dimensione naturale. Il suo è un corpo sofferto, continuamente ostentato e violentato. In esso si manifesta l’impossibilità della mente di trascendere i limiti del mondo materiale.

Immagine dal film di Carmelo Bene, Amleto, 1974

Lirico e onirico, è un film in cui tutto accade all’interno, nella coscienza. Già dai primi fotogrammi prova ad andare oltre la mera realtà fotografica, rifiutando l’idea di mimesis. È un mondo ridisegnato con prospettive insolite e colori accesi, irreali e cangianti. La macchina da presa forza i punti di vista: ora si avvicina al volto di Carmelo, sottolineando la forza espressiva della mimica facciale, ora è tra i fiori, con un lungo piano sequenza così simile ad alcuni video di Pipilotti Rist. Anche i colori pop e il montaggio di Salomé sembrano anticipare l’estetica di molta videoarte e di molti videoclip.

Rifiuta una narrazione lineare e aborrisce la ridondanza, peccato della Settima Arte. I dialoghi sono ripetizione pedissequa delle immagini, il suono è tautologia. Ogni medium deve poter comunicare qualcosa in più e non ribadire ciò che è già stato detto con un altro linguaggio. “I film sono tutti sottotiolati” ha scritto Bene. Accusa il cinema, denigra il cinema. “Il cinema è registrazione, obbliga a questo. Nasce morto, è sempre aborto, comunque”. È un limite all’immaginazione, perché tutto è già palese davanti agli occhi.
“L’arte è vita come irripetibilità dell’evento, vivente una volta sola. E perciò l’opera è il materiale morto, è il cadavere evacuato dall’evento. Il destino di ogni opera d’arte non è nell’opera, è l’arte all’opera, è il prodursi dell’artista che trascendere l’opera. […] L’artefice non è mai autore di una propria opera, è di per sé, semmai, capolavoro vivente.”

Eleonora Roaro

Visioni di Bene, voce, teatro, cinema, televisione secondo Carmelo
Milano 12-15 luglio 2012 Piccolo Teatro Grassi
Arianteo/Castello Sforzesco
Programma: http://www.piccoloteatro.org/news/331

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