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Tutti i “Thomas” di Antonia

È un contenitore di dati eterogenei lo spazio della Galleria Tiziana di Caro, incastonata nel ventre antico di Salerno. Un rigurgito di elementi derivati da un acuto materiale mentale, quello di Antonia Carrara (Roma, 1982), promettente concettualista. Nella sua prima personale in Italia, l’artista romana porta con sé sino al 27 luglio 2012 Thomas. Lui non è una figura riconoscibile. Thomas è il protagonista ideologico di questo progetto espositivo, ma ancora meglio è definirlo un pretestuoso codice interpretativo per raggiungere tramite l’arte innumerevoli soluzioni legate all’universalità del motore cognitivo. Thomas è l’identificativo multiplo di idee e formule visive che sfruttano come chiave d’accesso all’esperienza espositiva una credenziale comune, un elemento di riconoscimento e significazione generico, quale può essere – giustappunto come in questo caso – “Thomas”, un nome.

veduta della mostra Thomas, Galleria Tiziana Di Caro

Così nel cubo bianco della galleria prendono vita storie, personaggi, frammenti visivi, lacerti di un tempo “altro”. Tutto questo è Thomas, ideologico filo rosso teso tra significante e significato sulle superfici dalle materie difformi. La manovra ideologica dell’artista è presto raggiunta: mediante la presentazione di un dato, materiale e non, si ricercano soluzioni interpretative, “si tenta di sollevare significati e connessioni” (così dice l’artista) per raggiungere come fine ultimo l’intuizione di concetti che, estirpati alla letteratura o alla poesia – a lei tanto care e da qui il riferimento ai vari Thomas in questione, tra i quali Thomas Mann, Thomas L’Impostore, Thomas Bernhard, Dylan Thomas, Thomas Edison – vengono poi trapiantati sugli oggetti esposti per essere traslati nella mente. L’artista manovra una convulsa sinestesia di oggetti e idee e ne fa un tramite per raggiungere più che uno scopo estetico, l’occhio ingranato del riguardante e riuscire poi a penetrare nel suo meccanismo sensoriale. L’intento è raccogliere un numero di dati possibili per instaurare impulsi di memorie, felici intenti di registrazioni intime.

Molteplici le varianti di presentazione: le opere intersecano scultura, videoinstallazione, incisioni e i materiali polimaterici più svariati. L’unica opera unificante, tra tutti, è A Sort Of Shield, 2012, il solo elemento naturale in tutto l’intero ciclo, nonché opera tematicamente raccordante. Una conchiglia, che si rifà alla nascita di un suono e alla traccia filosofica kafkiana della preziosità del silenzio, per Antonia Carrara è il silenzioso interludio che scorre tra i vari linguaggi visivi presentati, inteso come il processo di passaggio tra i vari Thomas. Anche la titolazione delle opere rimanda in tutti i lavori alla linea filosofica Kafkiana, quella de Il Silenzio delle Sirene (1917). L’artista associa agli oggetti esposti la carica del silenzio contemplativo che precede la lettura degli stessi. Quello di Antonia Carrara non è un processo conoscitivo unidirezionale. Esso si nutre della personale variabilità di un resoconto intuitivo. Il dispositivo visivo è, così, traccia interpretativa a se stante, ma con stratificazioni variegate, in diverse modalità teoriche a seconda dei casi. È così che tra uno stereoscopio a specchi, e micro-concetti su legno, Antonia racchiude tutti i suoi cari Thomas.

A short of shield, 2012, lampade, conchiglia / lamps, shell, 100x100x50cm, PHOTO COURTESY: Galleria Tiziana di Caro, PHOTO credit: Mimmo di Caro

A short of shield è un’installazione composta da tre lampade (che servono normalmente a far crescere piante di marijuana) accese intorno a una conchiglia. E’ un punto di crescita possibile, uno spazio di esperienza, di ricezione e diffusione di un suono possibile. Cosa cambia quando un nome da pensato, o scritto, o letto, viene chiamato? Il passaggio dal pensiero che riconosce una singolarità – o un oggetto per quello che é – al linguaggio articolato, il linguaggio orale – che lo definisce come quell’oggetto escludendo tutti gli altri, é il momento della traduzione, del passaggio da uno stadio all’altro, come l’acqua da liquida diventa vapore.

All travelers, 2012, specchio parzialmente cancellato, pagina di libro, vetro / partially erased mirror, book page, glass, 25 x18cm, PHOTO COURTESY: galleria tiziana di caro, PHOTO credit: mimmo di caro

All travelers è un collage tra un’immagine trovata in un libro e uno specchio la cui superficie riflettente é parzialmente rimossa. Attraverso la porzione trasparente dello specchio appare una parte dell’immagine, che sembra una sorta di nuvola o di cumulo polveroso. Nella parte inferiore del lavoro si intravede ancora una parte dell’immagine, sembra la prua di una barca. Si guarda in uno specchio, ma come si può guardare uno specchio? – mi chiedevo. Ho rimosso una parte dello specchio come per cercarne il segreto. Per caso – se possibile – ho notato che coincideva perfettamente con una parte della pagina del libro che avevo davanti a me. Si può guardare una nuvola, ma in una nuvola non si può guardare.

Proof that inadeguate, 2012, stereoscopio a specchi, legno, specchi, carta / mirror sterescope, wood, mirrors, paper
25 x120x15cm, PHOTO COURTESY: galleria tiziana di caro, PHOTO credit: mimmo di caro

Proof that inadeguate è uno stereoscopio a specchi. L’immagine proviene dalla casa di Jean Cocteau a Milly la Foret, al sud di Parigi. Ho fotografato un muro e il pavimento del suo salotto, su cui si disegna l’ombra di un cavallo di legno. Volevo semplicemente avere uno spazio altro all’interno della mostra –  il sistema stereoscopico permette di entrare nell’immagine – , cercare un mezzo fisico di penetrare concettualmente uno spazio che é assolutamente mentale. Probabilmente questo mezzo non é il più adeguato.

Gianmatteo Funicelli

 

Antonia Carrara
Thomas
18 maggio 2012/  6 luglio 2012 (prorogata sino al 27 luglio 2012)
Galleria Tiziana Di Caro  
Salerno, via delle Botteghelle, 55 – 84121
+39 (0)89 9953141 – info@tizianadicaro.it
orari: da lunedì a venerdì, dalle 15:00 alle 20:00 o su appuntamento

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