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La tragedia

Ve la ricordate la promessa?  Perfetta armonia del mercato, perfetta armonia della rete. La mano invisibile dell’economia si diffonderà dovunque proteggendo gli esseri umani dal male e dal caos.
Negli ultimi decenni del secolo che credeva nel futuro, la mano invisibile era incarnata nella tecnologia globale della macchina linguistica, e il linguaggio, ambiente essenziale dell’umanità, era trasformato in un sistema cablato automatico.
L’apocalisse immaginaria del millennium bug annunciò l’apocalisse reale che esplose effettivamente nella primavera del 2000: dotcom crash, prozac crash, l’economia di rete era spezzata e il panico si diffondeva.

Quando inizia il panico dovremmo allora accelerare il ritmo o rallentarlo? I dottori cercavano una risposta, quando le torri di Manhattan andarono a fuoco, così la risposta fu imposta dall’emozione: Bush decise di curare il panico e la depressione con gli eccitanti, quel tipo di farmaco stimolante che si chiama guerra, massacro, bombardamento, distruzione, invasione, iper-violenza. Ha funzionato la terapia? In effetti l’economia si riprese: i grandi conglomerati della Morte, BlackWater, Halliburton, Texas Oil, cominciarono a pompare denaro ed euforia aggressiva nel cervello e nel corpo sociale. Ma tutti sanno che iniettare anfetamina in un organismo depresso non è una buona soluzione. Prima o poi il paziente si butta giù dalla finestra del decimo piano.

Otto anni dopo l’iniezione di anfetamina l’economia Americana è crollata di nuovo e questa volta per sempre. La crisi che è iniziata nel settembre del 2008 non è destinata concludersi con una ripresa. E dobbiamo chiederci: che succede se il capitalismo è morto e siamo incapaci di creare una forma più alta di produzione sociale, che sia fondata sulla intelligenza collettiva e sulla sensibilità?

Cosa accadrà se la società è incapace di ricostruire nella solidarietà un futuro fondato sulla frugalità?

Nel primo decennio del ventunesimo secolo gli artisti sono essenzialmente stati diagnostici della malattia che si diffondeva nella prima generazione connettiva, la generazione che ha imparato più parole da una macchina che dalla madre. Miranda Juli e Kim ki Duk, Lijza Athila, Gus Van Sant sono stati secondo la mia umile opinione gli annunciatori della svolta psicopatica dell’intelletto generale. L’emozione è stata compressa,  sospesa,  paralizzata e l’accelerazione dell’infosfera ha sottoposto la psicosfera a uno stress costante e intollerabile.

Ora percepiamo l’emergenza di un sentimento del tragico, dell’irreversibile, dell’irrimediabile. dOCUMENTA13 va oltre la fenomenologia della sofferenza e dell’alienazione, perché comincia dalla tragedia presente senza provarne paura.

“Quite an experience to live in fear, isn’t it? That’s what it is, to be a slave.” Dice Roy Baty, in Blade Runner. Chi non vuole essere uno schiavo non ha paura della tragedia e della morte.

Ora dobbiamo muoverci da una tragedia che non si può né nascondere né ignorare. Dobbiamo andare oltre la depressione la paura e il panico. Siamo pronti a guardare negli occhi la catastrofe fi-nazista che sta distruggendo l’eredità della cultura moderna. Siamo pronti a cominciare da questo punto per andare avanti. Questo è il significato profondo di dOCUMENTA13, per quanto posso capirne io.
Il genere umano ha avuto la sua possibilità e l’ha sprecata. Ora il mondo va guardato dal punto di vista di un meteorite che giunge dagli spazi infiniti senza pietà per il mondo che non ha saputo vivere all’altezza delle sue possibilità.

Secondo Peter Szondi la tragedia è l’interferenza inevitabile tra forze in conflitto che non possono essere represse. Tendenze irreversibili di devastazione, inquinamento, impoverimento segnano l’orizzonte del nostro tempo. Slavoy Zizek ci ricorda che non è in arrivo nessuna fine del mondo, solo la possibile fine del capitalismo che non siamo capaci di immaginare. Forse Zizek ha ragione, ma dovremmo considerare un’eventualità: il capitalismo ha pervaso così profondamente ogni dimensione fisica e immaginaria del mondo, che il suo collasso potrebbe portare la fine della civiltà così come la conosciamo.

Fukushima mostra che l’apocalisse nucleare è al di là di ogni possibilità di controllo umano. Il prodotto dell’azione umana si è risolta in una forza ingovernabile della Natura. Questo è il significato della parola: tragedia. La tragedia è l’improvvisa comprensione dell’impossibilità di governare la forza esterna della Natura e della Storia, perché la loro forza esterna procede dall’interno. L’azione umana ha inquinato l’acqua e l’aria, e ora sta distruggendo le attese delle generazioni future. Al tempo stesso l’azione umana è sempre meno umana. E’ sempre più il risultato della concatenazione logica di macchine che obbligano gli esseri umani a seguire percorsi di autodistruzione.

Per Nietzsche la tragedia è l’effetto di un ritorno di Dioniso nel mondo civilizzato da Apollo, che rappresenta il principio di misura, la commensurabilità di tutte le cose e delle parole: la Ragione.

Nella Nascita della tragedia, Nietzsche dice che Apollo, come divinità etica, incarna lo spirito della moderazione e il principio di individuazione, mentre Dioniso, la divinità della gioia esplosiva e del Caos, incarna lo spirito di dissoluzione, confusione e perdita orgasmica dell’individualità. Per quanto i due principi fossero distinti, e la civilizzazione fosse  identificata con l’egemonia di Apollo, la cultura Greca ritualizzava l’esplosione temporanea degli istinti dionisiaci.

Al nostro tempo l’armonia apollinea prodotta dalla civilizzazione e tecnicizzazione moderne – la non sempre pacifica hybris della razionalizzazione, è fondata sulla repressione e sul disciplinamento delle pulsioni orgasmiche nascoste nel corpo sociale. Quando il corpo sociale rompe i limiti della normalità civilizzata, il caos riappare nella città. La crisi della modernità è prima di tutto crisi dell’onni-comprensiva misurabilità razionale: fine della legge del valore, fine della relazione fissa tra tempo lavoro e capitale, deterritorializzazione delle energie produttive e dissoluzione delle identità fisse.

Guillermo Faivovich and Nicolas Goldberg, The campo del Cielo Meteorites
Guillermo Faivovich and Nicolas Goldberg, The campo del Cielo Meteorites

La hybris della civilizzazione apre la strada alla nemesis dell’ipercomplessità (Caos) e agli effetti esplosivi della tecno-psicosi. La deterritorializzazione rizomatica rompe la gerarchia e l’ordine aprendo la porta alle forze caotiche dell’aggressività e del panico.

Dioniso è nascosto nella macchina, nella proliferaizone rizomatica dei virus digital-finanziari. Il semiocapitale ha scatenato l’energia accelerata del rizoma connettivo.

L’iper-complessità della macchina finanziaria distrugge la relazione razionale tra denaro e merce, tra finanza e crescita, e la commensurabilità del tempo e del valore lascia spazio all’aleatorietà dei valori fluttuanti: il panico è il punto di arrivo e il governo diviene un obiettivo utopistico per la politica.

Quella macchina tecno-linguistica che è la rete finanziaria agisce come un organismo vivente, e la sua missione è l’essiccamento del mondo. La preoccupazione principale della classe politica è compiacere i mercati, divinità bizzarre che spesso si innervosiscono. Per poter placare gli dei, i politici debbono sacrificare la vita della popolazione. I mercati vogliono che la gente paghi il debito metafisico, perché sono presi dalla frenesia di mettere sotto controllo i processi proliferanti, e l’effetto è una spirale di panico deregolativo e di regolazione ossessiva.

Più denaro gli daremo più ne chiederanno, perché la sete inestinguibile dell’avarizia è incorporata nei loro software, indipendentemente da quello che pensano e dicono i terminali umani della macchina finanziaria. Warren Buffet lo ammette: mi vergogno di quello che sto facendo alla razza umana. Ma non può fermare il software onnidistruttivo che costruisce la macchina finanziaria.

La tragedia accade quando la volontà umana è incapace di prendere la guida degli automatismi che sono incorporati nella vita quotidiana, e di conseguenza è costretta a subire la loro azione. Ora stiamo sperimentando l’esplosione e la dissoluzione dell’ultimo progetto politico dei tempi moderni: l’Unione Europea. Il fallimento di questo progetto aprirebbe la strada alla violenza, alla guerra, all’impoverimento e alla regressione culturale. L’orizzonte umanistico stesso crollerebbe. Ma anche il consolidamento dell’Unione, entro le linee di sviluppo attuali, sarebbe disastroso. Perciò dobbiamo sperare simultaneamente in un fallimento e in una reinvenzione dell’Unione Europea.

Questo è oggi lo scopo del movimento in Europa: non il risentimento e la riterritorializzazione, ma la reinvenzione d’Europa fondata sulla solidarietà sociale e la potenza dell’intelletto generale. Il movimento non si oppone alla tendenza post-nazionale, non rivendica sovranità nazionale, deve invece creare le condizioni culturali di un’Europa post-capitalista. Perciò il collasso d’Europa può diventare la premessa per l’abbandono del cappio monetarista e la condizione di un’unione socio-politica più alta. Europa2.0 può nascere dalla creazione delle istituzioni di condivisione e di solidarietà invece che dalla competizione e dall’avarizia.

Franco Berardi Bifo

D’ARS year 52/nr 212/winter 2012

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