Art biotech

Oltre le soglie del corpo

Ci siamo già occupati in passato su D’Ars della centralità del corpo. Queste tematiche sono divenute fondamentali quando un insieme sempre più numeroso di discipline scientifiche e di applicazioni tecnologiche ha messo in luce come l’intelligenza del corpo sia una componente primaria della dimensione cognitiva e dunque dell’esistenza non solo dell’uomo ma di tutti gli esseri viventi, mettendo in crisi e ribaltando il “cogito ergo sum” di cartesiana memoria: il corpo è il fulcro dell’esperienza, del pensiero.

Nel corso della storia dell’umanità le potenzialità del corpo sono state estese grazie a strumenti e artefatti, conferendogli la possibilità di vivere in ambienti climaticamente difficili, proteggendolo dalle intemperie e dai predatori, dotandolo di armi sempre più sofisticate, di utensili sempre più potenti. Protesi, dispositivi, macchine… estendono le possibilità del corpo, la sua soglia di intervento e di azione sul mondo, ne amplificano la sensibilità, la portata, le capacità sensoriali. I media ne espandono le potenzialità comunicative, consentendo di comunicare sempre più velocemente, sempre più lontano, in maniera sempre più estesa, affidabile ed economica, sia pure sacrificando parte delle capacità sensoriali (i media comunicano sostanzialmente informazioni audiovisuali). Le interfacce dei computer, i sistemi operativi, cercano di sfruttare l‘intelligenza del corpo rendendo i dispositivi sempre più facili da usare. Per esempio l’attuale trasformazione delle interfacce dei telefoni cellulari da quelle basate su tastiera a quelle aptiche, nelle quali bisogna toccare lo schermo, sfiorare i testi, muovere le dita per ingrandire o modificare le immagini, scuotere il dispositivo, va in questa direzione. Le ragioni dell’adozione e della rapida diffusione di queste modalità d’uso non risiedono in un comportamento legato alle mode, ma segnano qualcosa di più basilare e profondo, l’impiego di capacità tipiche del corpo in ambiti che prima erano prevalentemente basati su capacità di natura simbolica: manipolare letteralmente i simboli col corpo piuttosto che digitarli su una tastiera.

Marta De Menezes, Functional Portraits
Marta De Menezes, Functional Portraits

Gli attuali orizzonti scientifico-tecnologici, tuttavia, spingono le soglie del corpo ben più lontano. Le estendono al non umano, per esempio alla comunicazione con entità robotiche, oppure con altri esseri viventi, in particolari con specie distanti da noi come i pesci: è il caso della ricerca di Louis Bec che, si potrebbe dire, insegue un’idea di “empatia interspecie”, di “comunicazione universale” che non può essere basata, evidentemente, sul simbolico – che è una peculiarità quasi esclusivamente umana – ma proprio sulla corporeità, sulla dimensione sensoriale, che tutti gli esseri viventi posseggono. In un altro campo le interfacce cerebrali permettono al corpo di controllare dispositivi con il pensiero, come emerge dal lavoro condotto in alcuni centri di ricerca per sopperire a handicap corporei gravi e dalle prime, semplici, applicazioni commerciali di Mattel e Emotiv System in ambito ludico. Ricerche e applicazioni che consentiranno di fare con le macchine ciò che probabilmente non siamo mai riusciti a fare con altri umani: comunicare col pensiero.

L’estensione delle soglie del corpo viene affrontata e discussa anche dall’arte. Secondo Francesco Monico, esperto di media e artista, “oggi viviamo un’epoca in cui la soglia è accelerata dall’impatto dell’informatica sul pensiero. La conoscenza tramite rivelazione (religione), quella tramite dimostrazione (filosofia), quella tramite sperimentazione (scienza) sono di fronte all’accelerazione binaria del codice informatico, del matrimonio della logica aristotelica con la luce (G. Boole), è un momento in cui l’omeostasi non è possibile e viviamo in un limen che ci obbliga a essere artisti e a creare e ‘performare’ opere d’arte come nuovi concetti.”

Ma l’apporto tecnoscientifico va al di là della dimensione informatica. Le nanotecnologie espandono il controllo del corpo nei domini ai limiti tra materiale e immateriale. La robotica, in particolare il settore dei sistemi di “body enhancement”, potenzia forza e destrezza. Le biotecnologie spostano in avanti le soglie del corpo in una dimensione, come quella del biologico, dell’organico, più generale e aperta a commistioni anche col non organico. Il corpo diventa allora il fulcro di interventi che divengono sempre meno “esterni”, invasivi, aggiunti, ma ne costituiscono una sorta di naturale prolungamento.

Adelin Schweitzer, Augmented Reality, wearable computer, 2008
Adelin Schweitzer, Augmented Reality, wearable computer, 2008

Jens Hauser, teorico e critico delle bioarti, nel 2008 ha dedicato al concetto di soglia un’importante mostra (“sk-interfaces”) in occasione di Liverpool capitale culturale europea: “sk-interfaces esplora quello che una volta si credeva fosse il limite dei nostri corpi e delle nostre identità, cioè i confini esterni, che ora, invece, sono percepiti come sempre più instabili. […] sk-interfaces mette in rilievo l’importanza crescente della condizione liminare dello ‘stare nel mezzo’, alla quale andiamo incontro nell’epoca delle estensioni tecnologiche e dei cambiamenti bio e nano-politici, ben oltre gli effetti dell’era digitale.” Mentre secondo Natasha Vita-More, artista e teorica del postumano, “lo Human Enhancement è una sintesi aperta di elettronica, telematica e arti performative, di robotica, bioarte, dispositivi indossabili, forme di games multiutente e virtualità. Anche volendo escludere media non ancora sviluppati (basati sulle nanotecnologie, le biotecnologie, le tecnologie informatiche e quelle cognitive/neurali), l’estetica dello Human Enhancement inizia a perdere la sua visione. Gli artisti che operano in quest’area troveranno inevitabilmente dei precursori, che ingloberanno nelle loro ricerche, estendendole, e il processo estetico si dispiegherà.”

Tuttavia questa rincorsa del corpo a superare le sue soglie costituisce probabilmente solo una parte del presente e del futuro (rischiando, tra l’altro, di configurare una sorta di “antropocentrismo di ritorno”, allargato alla dimensione tecnoscientifica). Accanto al corpo enhanced, infatti, la cultura umana sta dando letteralmente alla luce nuove entità, sempre più autonome, destinate a divenire autosufficienti e indipendenti, che altrove abbiamo chiamato “terza vita”.

Pier Luigi Capucci

D’ARS year 49/nr 198/summer 2009

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