Dall'archivio D'ARS

Chi getta semi al vento farà fiorire il cielo

Alberto Mattia Martini: Chi è Ivan Il Poeta?

Ivan il Poeta: Quel che spesso ripeto è che “scrivo poesia”, quindi direi che l’appellativo di poeta che segue il mio nome è perfettamente calzante. Solo, a differenza della poesia che si scrive e diffonde (malamente) oggi, io pubblico su pagine in cemento, tra le vie del mondo e soprattutto tra e per la gente.

In che modo e quando è nata l’idea, “l’esigenza” di esprimersi a contatto diretto con la città, tra le strade, sui muri e soprattutto perché hai scelto come mezzo narrativo la parola, più precisamente la poesia e non come solitamente avviene nel mondo della street art, riproducendo variazioni virtuose del proprio nome o attraverso immagini, tramite una modalità espressiva figurativa?

La poesia di strada e l’assalto poetico nascono da un’istanza di critica sociale più che letteraria. E’ precipitare parole tra le strade con la convinzione di sapere la poesia relegata negli angoli bui del nostro vivere, con la percezione del sentire sempre più forte la risacca dell’onda dell’invisibile. Ho iniziato circa 6 anni fa scrivendo su muri e parapetti alcune mie scaglie (brevi aforismi), per poi dipingere tra le righe delle serrande i miei versi, passando dall’affiggere grandi manifesti con le mie poesie in italiano, arabo, spagnolo e francese. L’assalto poetico è una sorta di commistione tra i miei fogli scritti a penna e la strada assaltata con vernice, pennelli e colla.

Ivan poeta di strada
Ivan poeta di strada

Alcuni tuoi colleghi pur esprimendosi nella strada, sui muri, non vogliono essere considerati come graffitisti; essi affermano che la loro produzione artistica non fa parte della street art e di conseguenza, che le loro radici espressive non prendono origine dagli anni ’70 negli Stati Uniti da artisti come Taki183, Keith Haring, Jean-Michel Basquiat, Rammellzee ecc. .Io comprendo e noto certamente un rinnovamento, un cambiamento nei lavori di questi giovani artisti rispetto ai maestri del passato sopra citati, ma non ne condivido la presa di posizione; a mio avviso sarebbe come rinnegare la propria genesi o evoluzione, come se io rinnegassi di essere italiano o addirittura non ammettessi che i nostri antenati erano i primati! Ivan Il Poeta si ritiene un’artista di strada?

Indubbiamente credo tu non abbia tutti i torti…le comunanze e le sincrasie tra il movimento della street art e il movimento del graffitismo sono molte, ma anche molte le differenze. Credo che più un negare una certa paternità o origine da parte di diversi street artists, manchi quel  che questi stessi artisti sono e vogliono; per citare un noto verso di Montale, forse sappiamo più “ciò che non siamo e ciò che non vogliamo” più che realmente i contenuti che e s p r i m i a m o . Onestamente una larga parte di street artists non hanno alcuna radice in quel che il graffissimo ha saputo esprimere negli scorsi 30 anni. Io per esempio scrivo poesia, Jr è un fotografo francese, Blu è un artista pubblico, molti sono illustratori che lavorano a stencils, alcuni pittori , come Ozmo per esempio. Per quel che mi riguarda diciamo che sono “un poeta di strada”, ma che faccio l’artista partendo dal fare società.

Cosa intendi per assalto poetico?

L’assalto poetico, ha come convinzione che la poesia non sia più gentil ed è generalmente associato alle mie scaglie, – lunghe frasi verniciate nero su bianco sui parapetti delle nostre città – alle mie serrande poetiche, ai miei manifesti d’assalto poetico. Luogo, poesia e vernice sono per me strettamente legati. Parlo di luogo propriamente, nel senso di territorio identitario, di spazio attraversato e non di superficie ritagliata dal contesto. E’ nel solco di questa relazione tra me ed il sociale d’intorno che si strutturano le mie tematiche: la mia poesia richiama situazioni comuni, vissuti particolari personali e non, piccoli eroismi invisibili, eventi fondanti della nostra memoria collettiva, i viaggi e le genti che ho incontrato, le notti  ubriache finite in rissa tra amici, il tifo della curva sud, l’esclusione sociale e la condizione dei migranti, l’ode alla malinconia o alle notti qualunque, ritratti di volti a cui sono sbattuto contro, istanze di critica sociale, osterie e periferie.

Piazza Fontana, Milano, 2008
Piazza Fontana, Milano, 2008

Il 12 febbraio si è inaugurata la mostra: Poesia viva, la tua personale presso lo Spazio Oberdan di Milano. È un occasione importante, un evento che riconosce e conferma la qualità, direi anche l’intensità di contenuto presente nel tuo lavoro. Ci accompagneresti in una breve visita virtuale all’interno dello spazio espositivo utilizzando per questa volta la parola e non la poesia?

Dopo aver lavorato molto in strada, ma anche in ambiti privati – di cui un esempio molto importante è indubbiamente la mostra “Let me wrtite” da te curata sia in galleria che in strada – trasformando muri e genti in pagine bianche per le mie/nostre poesie, con Art Kitchen vogliamo proporre una mostra personale unica nel suo genere, che intreccia arte di strada e assalto poesia, pittura e scultura, musica e multimedialità. È dal concetto di strada, dalla sua centralità per l’esperienza artistica e culturale per il mio cammino biografico, dalle dieci scaglie più significative della mia produzione che diamo corpo dell’esposizione la quale, sotto la curatela di Jacopo Perfetti, crea un’unica grande esperienza poetica per la prima volta in “mostra”. Dieci suggestioni poetiche che dalla strada possano declinarsi all’interno dello Spazio Oberdan inteso come luogo pubblico e di socialità, passando dai pozzi d’anime di Haiti all’autonomia zapatista, da migliaia di gessetti bianchi a dodici tele per il futuro che non è più quello di una volta. Il tutto occorre a disciogliere e pubblicare la poesia oltre i più comuni ambiti di fruizione.

Dalla tua vita, dalle vicende della tua esistenza emerge un rilevante interesse ed attenzione verso il sociale, direi quasi un impegno antropologico, che è iniziato alcuni anni fa a Milano con i laboratori studenteschi, con i collettivi universitari e poi proseguiti con le esperienze ad Haiti, in Chapas e a Cuba. Cosa rappresentano per te queste esperienze e come hanno influito sulla tua ricerca artistica?

Come ti accennavo prima e come  abbiamo visto grazie al progetto pubblico di affissione poetica in via del Pratello a Bologna che avete attivato tu e Paola Veronesi Testoni, credo molto nel fare società ancor prima che arte. Quel che so è che un poeta racconta e dà senso alla sua identità così come a quella collettiva che lo circonda e che spesso i poeti sono stati fondanti del collante identitario di una nazione, così come i muri delle nostre città lo sono per le nostre identità comuni. Penso a Carlo Porta a Milano come a D’Annunzio a Fiume, a Majakosky nella Russia comunista così come alla contro cultura della Beat Generation nell’America conservatrice. Oggi credo occorra una società al servizio della poesia, con una riacquisizione del contenuto poetico, una nuova strategia dell’emozione che coinvolga il giovane come il vecchio, la casalinga come il manager di successo. L’assenza di quell’invisibile che il Piccolo Principe chiama “essenziale” e che io chiamo poesia, è un allarme socio culturale prima che artistico.

Tevere, Roma, 2008
Tevere, Roma, 2008

Cosa pensi delle iniziative pubbliche o private per sensibilizzare, avvicinare le persone alla street art, cercando di fare comprendere la differenza tra chi imbratta i muri, lo spazio urbano e chi invece crea e produce arte? E invece delle scelte politiche, che fanno di tutta l’erba un fascio, mirate a punire con multe, denunce ecc., qualsiasi espressione artistica in strada?

Della prima parte della domanda, ovvero di chi s’impegna a costruire senso critico sul nostro lavoro, non posso che pensare tutto il bene possibile e partecipare a quelle iniziative che accrescono il senso di quel che facciamo invece che spremerlo. Circa invece la gestione del fenomeno da parte di certi addetti ai lavori e di diverse istituzioni del nostro paese, ho smesso da tempo di credere che vi sia un reale interesse nei nostri confronti. Il graffissimo vandalico è un argomento elettorale troppo goloso perchè qualcuno voglia far distinguo dei sapori del piatto dove mangia.

Ci sono in cantiere progetti interessanti per il futuro?

Poesia Viva è una grande scommessa e di certo, nel bene o nel male, rappresenterà uno spartiacque nella mia vita come lo è stata “Street Art Sweet Art” al PAC di Milano. Di certo andrò in Palestina ad aprile per un progetto di arte critica e responsabile, più diversi progetti già in cantiere da tempo qui in Art Kitchen. Poi perchè no magari portare un poco in giro per la nazione Poesia Viva e il suo assaltare dovunque, comunque, la gente e la strada.

Intervista di Alberto Mattia Martini a Ivan il Poeta

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