Fotografia

La fabbrica della street Art: un libro sul castello di Zak

La fabbrica della street Art – L’esperienza del castello di Zak: da poco uscito per Meltemi Editore, l’insolito e affascinante libro racchiude una selezione di scatti di Giovanni Candida, realizzati presso il “Castello di Zak”, una fabbrica abbandonata  della periferia milanese divenuta negli anni una sorta di museo spontaneo gestito dall’ormai leggendario Jemai Zakaria, alias Zak

ph. Giovanni Candida

Quella di Giovanni Candida, fotografo di street art, è una grande passione: difficile non vederlo sbucare con la sua inseparabile macchina fotografica durante gli eventi che riguardano le arti urbane, in Italia e all’estero: attraverso la sua pagina Facebook,  Walls of Milano, Candida racconta i molteplici e mutevoli scenari artistici metropolitani.

Nel 2013 visita per la prima volta il “Castello”, ovvero una fabbrica abbandonata ubicata in periferia a Cormano, nel grigio hinterland milanese, nella quale hanno iniziato a intrufolarsi sempre più artisti per lasciare un’opera muraria sulle pareti. All’epoca, solo una parte della facciata presentava interventi pittorici: nel giro di qualche anno questo rudere industriale si è trasformato in un museo di Street art aperto a tutti e sempre più famoso.

ph. Giovanni Candida

L’artefice di tutto questo è stato Zak, un “senza casa” proveniente da Tunisi che, grazie al suo impegno e al suo carisma, è riuscito a riconvertire il luogo in un originale punto di riferimento per artisti, e non solo, appassionati di arte urbana.

Il Castello, infatti,  è diventato  nel tempo spazio espositivo, sala concerti, scenografia per video musicali, set per film e servizi fotografici, luogo di socializzazione per bambini e ragazzi e per tutti coloro i quali riescono a percepire e a godere della straordinaria atmosfera che pervade il luogo.

ph. Giovanni Candida

Il libro è dunque un affascinante racconto per immagini scattate negli ultimi sei anni al Castello, corredato da alcune suggestive poesie di Zak con un’introduzione di Moni Ovadia e altri contributi scritti, come quello del rapper Ghali, che lì ci ha girato anche un video: vi invito a venire a vedere con i vostri occhi di cosa si tratta – scrive il cantante nel testo  – perché questo posto è importante per tante persone  e soprattutto per lui (… ) questo posto era ciò che nessuno gli ha dato.

Le immagini non sono solo “belle” dal punto di vista estetico, ma riescono a cogliere e a fissare il senso più profondo di questo museo spontaneo, senza curatori né retro-pensieri, senza grandi firme del mondo del writing (tranne qualche eccezione), anche perché il senso è proprio quello di dare respiro alle forme più immediate di creatività. Per chi muove i primi passi nel mondo del writing, ad esempio, il castello rappresenta una sorta di banco di prova prima di scendere in strada. Una specie di laboratorio brulicante di giovani e meno giovani, gruppi eterogenei di persone che in quel luogo di periferia trovano il loro centro.

ph. Giovanni Candida

Giovanni Candida riesce, attraverso tagli semplici e nessun artificio, a renderci la ricchezza e l’eterogeneità del luogo, con le sue atmosfere, le contraddizioni, i pieni e i vuoti, le presenze e le assenze. Particolarmente significative sono le foto che ritraggono Zak, reso sempre “fuori fuoco”, come se il proprio esserci trascendesse la contingenza e si trasformasse in una sorta di aura che pervade tutto il castello. Scrive Zakaria: Vivo in un luogo senza nome …  perché qui possono inserirsi i nomi di tutti  questa specie di equilibrio nello squilibrio …  desiderio di tutti di raggiungerlo… ma la distanza insopportabile … sopravvissuto alle pagine della vita come identità labile per testimoniare che l’equilibrio nello squilibrio è di chiunque … basterebbe sapere attraversarlo … ma forse non l’ho attraversato del tutto nemmeno io.

ph. Giovanni Candida

Ho accettato con molto piacere di recensire questo libro anche perché in quel luogo ci sono stata qualche anno fa, subendone tutto il fascino, tanto da sognare di tornare con un fotografo e scriverne la storia. Un progetto che si è perso, come spesso accade, ma che fortunatamente viene realizzato con grande sensibilità da Candida e dal suo editore.

Cristina Trivellin

Il libro verrà presentato sabato 16 Novembre alle 14:30  nell’ambito di BookCity, presso la Sala Bertarelli del Castello Sforzesco, con la presenza dell’autore, di Jemai Zakaria  e Claudia Zanella come moderatrice.

Giovanni Candida, La fabbrica della street Art – L’esperienza del castello di Zak
Pagine: 124 Prezzo: 25,00 euro Collana: Culture Visuali ISBN: 9788855190152 Uscita: 19 settembre 2019
www.meltemieditore.it

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