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PATRICK TUTTOFUOCO. AMBARADAN

Con Patrick Tuttofuoco non sai mai cosa aspettarti. Prima è lì che corre come un criceto dentro una ruota a misura d’uomo. Poi si mette a costruire totem luminosi e musicali alla Incontri ravvicinati del terzo tipo; progetta bici-sculture; fa giocare il pubblico con dei palloni colorati; espone in velodromi, cortili e giardini. E solo per dirne qualcuna… Milanese di nascita (1974) e di formazione – ha studiato per un po’ architettura al Politecnico e per un altro po’ a Brera con Alberto Garutti, ma non si è mai diplomato – Tuttofuoco è un artista eclettico, uno scultore/designer/performer/ingegnere, ora più una cosa, ora più l’altra, con una gran passione per le luci al neon e il colore. Dalla prima mostra, quattordici anni fa, lavora con la galleria di Claudio Guenzani, sempre a Milano, ma da qualche anno ha preso studio a Berlino (come già Loris Cecchini, Rosa Barba, Federico Pietrella e molti altri).

Patrick Tuttofuoco. Ambaradan, installazione della mostra presso Studio Guenzani, Milano. Courtesy Studio Guenzani, Milano. Foto © Andrea Rossetti
Patrick Tuttofuoco. Ambaradan, installazione della mostra presso Studio Guenzani, Milano. Courtesy Studio Guenzani, Milano. Foto © Andrea Rossetti

Ambaradan viene a cinque anni dall’ultima personale in città. Il cuore della mostra sono cinque grandi e coloratissime maschere in tessuto e resina ispirate ai volti degli Omenoni, i barbari cinquecenteschi scolpiti sulla facciata dell’omonima casa dietro Piazza della Scala. In galleria ce ne sono tre: l’Adiabene (Blue), il Sarmata (Yellow) e il Parto (Orange) – dai nomi delle loro stirpi e dal colore di fondo dei tessuti. Altri due – il Marcomanno (Purple) e lo Svevo (Fucsia) – sono al McDonald’s di Piazza Duomo e nello studio dell’architetto Ermanno Previdi – con cui Tuttofuoco aveva già collaborato nel 2007 per Future City – che in cambio hanno lasciato in galleria, come segnaposti, una scultura di Ronald McDonald e il proprio scooter. Sospese a mezz’aria su aste di ferro tra pavimento e soffitto; morbide alla vista e dure al tatto; carnevalesche e severe; sono forse, assieme ai totem luminosi di qualche anno fa, le migliori invenzioni plastiche di Tuttofuoco. Per finire, ci sono tre neon (immancabili) sagomati a forma di mani, che s’immaginano quelle nascoste nelle sculture originali.

Patrick Tuttofuoco, Svevo (Fucsia), 2014, installazione dell’opera presso Er-manno Previdi, Milano. Courtesy Studio Guenzani, Milano. Foto © Andrea Rossetti
Patrick Tuttofuoco, Svevo (Fucsia), 2014, installazione dell’opera presso Er-manno Previdi, Milano. Courtesy Studio Guenzani, Milano. Foto © Andrea Rossetti

L’idea dello scambio di arredi tra Guenzani, Previdi e McDonald’s, moderno barbaro invasore – “l’Americano (Red and Yellow)” – fa sorridere, ma vorrebbe anche avere uno scopo serio e cioè stimolare una serena contaminazione tra due spazi privati dedicati all’arte e uno spazio pubblico che con l’arte ha ben poco a che fare. Chissà, l’idea potrebbe anche funzionare, ma più probabilmente il flusso di visitatori seguirà una sola direzione e cioè dalla galleria verso gli altri due siti. Speriamo, ovviamente, di sbagliarci.
Per chi fosse interessato ad approfondire il lavoro di Patrick Tuttofuoco, lasciamo qui il link al video della conferenza tenuta dall’artista nel 2011 al MAMbo di Bologna per la rassegna ren.con.tre, nella quale parla in prima persona del suo lavoro dagli esordi ad oggi.

Stefano Ferrari

Patrick Tuttofuoco. Ambaradan
a cura di Nicola Ricciardi
dal 28 marzo al 17 maggio
Studio Guenzani, via Eustachi 10, Milano
McDonald’s, passaggio Duomo 2, Milano
Ermanno Previdi, via Benedetto Marcello 2, Milano

 

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