Teatro

Red Forest, dalla narrazione al rito: Belarus Free Theatre al Festival Vie di Modena

Red Forest,  Belarus Free Theatre al Festival Vie di Modena

È evidente che il teatro ha ancora bisogno di storie, di narrazioni. Dopo la stagione dei monologhisti regionali e minimali, sopravvive la necessità di raccontare e raccontarsi. Magari dalle periferie dell’io e delle città, si circola ora tra Australia e Brasile, Bielorussia e Africa come hanno fatto quelli del Belarus Free Theatre che ha raccolto appunti di un viaggio intercontinentale per portare al Festival Vie di Modena (il 24 e il 25 0ttobre)  lo spettacolo Red Forest. C’erano le aspettative (il loro è un gradito ritorno dopo le difficoltà politiche in Bielorussia), c’erano le premesse: dire la globalizzazione e le sue vittime, con quella pulizia fisica che da tempo riconosciamo alla compagnia indipendente di Nicolai Khalezin.

Red Forest,  Belarus Free Theatre al Festival Vie di Modena
Red Forest, Belarus Free Theatre al Festival Vie di Modena

Avremmo voluto ritrovare l’anti-epica e l’emozione di microstorie ai margini di vite esemplari, schegge di cronaca in cui cercare i dettagli come frammenti da conficcare nella pace di spettatori occidentali. Invece, nel grazioso teatrino Ermanno Fabbri di Vignola è andato in scena lo stereotipo del dolore. Classe ed eleganza la musica dal vivo laterale al palco. Colonna sonora al recitato incorniciato dentro un rettangolo in scena riempito di terra rossa. Reminiscenze di Peter Brook che dialogano con altrettante citazioni alla vocalità corale che chiedeva Grotowski ai suoi attori. Qui il canto degli ragazzi è a servizio del pathos, del lamento che accompagna il diario di viaggio e gli incontri che occupano i quadri dello spettacolo: un disastro ambientale, uno stupro, un sopravvissuto dei nativi americani. C’è attenzione e fisicità, accademia ed estrema pulizia del gesto coreografico che s’attiene alla forma più che che all’emozione. Il video in boccascena non aiuta anzi, fissa l’immagine dentro un’estetica anestetica. Non arrivano le lacrime dei protagonisti, non arrivano i lutti e le perdite. Ma la confezione che le rende digeribili prima che spettacolari. Le storie sono state ascoltate e raccontate. Non vissute in prima persona. Non sono esperienze ma discorsi indiretti.

Red Forest,  Belarus Free Theatre al Festival Vie di Modena
Red Forest, Belarus Free Theatre al Festival Vie di Modena

L’indiano parla di un tamburo che nella fede fa piovere e dopo pochi secondi scroscia l’acqua sul palco. Su questo confine tra la verità della realtà e la finzione che il teatro ha ancora una volta ha accettato, si gioca la perdita del rito. Quel rito che nella ripetizione doveva sanare le ferite e riconciliare gli spettatori con il mondo. Nel video scorrono le immagini da fiction documentaristica; le parole di un commento fuori campo sono troppo prolisse per avere la forza della realtà; la bravura atletica degli attori costretti a comporre nel campo di terra le tragedie dei borderline è una testimonianza lontana dai testimoni. Un’occasione perduta per sfondare la vernice dello stereotipo con la forza del poco.

Simone Azzoni

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