Dall'archivio D'ARS

Suguru Goto. Cymatics

Una stanza completamente buia poi una bianca, pura e abbagliante. In entrambe c’è un cubo che contiene l’una acqua e l’altra un fluido non-newtoniano. I due materiali sono combinati con un sistema di vibrazione che si trova nel centro delle stanze. Questo sistema produce pattern sonori che generano intense vibrazioni. Il suono emesso non è solo udibile, ma anche percepibile attraverso il corpo del visitatore: una vibrazione di frequenza subsonica che agisce come fenomeno naturale sui materiali. Il suono prodotto modifica la forma della materia, che è contemporaneamente percepita con tutto il corpo: si crea un effetto cimatico. La cimatica, una scienza giovane, dimostra che una vibrazione, e quindi un suono, ha il potere di influenzare la materia, cioè di creare un effetto morfologico generato dalle onde sonore sugli elementi.

Suguru Goto, ritratto, 2011
Suguru Goto, ritratto, 2011

L’autore di queste stanze, che creano l’opera Cymatics, è Suguru Goto, un compositore/performer, inventore e artista multimediale giapponese. L’idea di Cymatics si ispira al disastro dello tsunami che ha colpito il Giappone l’11 Marzo 2011: un episodio che ha drammaticamente sollevato a livello ambientale e mediatico la questione dell’armonizzazione del rapporta tra uomo, natura e tecnologia. Come reazione Suguru Goto, che è l’erede poetico di quella cultura giapponese che fin dall’antichità ha cercato l’armonia in questi aspetti, ha dedicato Cymatics simbolicamente a focalizzare l’attenzione su problematiche ecologiche contemporanee: una visione olistica dove gli elementi naturali e la tecnologia non sono in collisione, ma co-esistono simultaneamente nella reciproca interazione, in modo armonico anche nell’epoca presente.
Non solo, ma questo lavoro è anche un’indagine sui fenomeni casuali che si creano tra ciò che è il senso visivo e le trasformazioni della fonetica sugli elementi. Lo spettatore ha la possibilità di dare origine personalmente a pattern visivi, creati dall’artista, azionando delle varianti di suoni e avviando con il proprio movimento dei sensori. Se il suono è semplice si creano dei pattern, cioè le forme degli elementi, limpidi. Se il suono si fa complesso anche le forme degli elementi reagiscono alla complessità, diventando torbide e movimentate. Suguru Goto stesso definisce la sua installazione “musica da vedere e materia da ascoltare”. Una sfida vinta se si pensa agli studi di David Toop sull’argomento. Toop inizia il libro Sinister Resonance, con il concetto che “il suono è un ossessione, un fantasma, una presenza la cui posizione nello spazio è ambiguo e la cui esistenza nel tempo è transitoria.” E per esplorare l’intangibilità del suono e il mistero, Toop vaga attraverso una sconcertante serie di riferimenti da fiction, mito, pittura e architettura, che gli permette di avvicinarsi al suono in modi obliqui e inaspettati. Catturarlo fisicamente è stata una sfida per Goto.
Cymatics è il secondo progetto realizzato dalla piattaforma Action Sharing. Fondata nel 2007 da Chiara Garibaldi e dalla sottoscritta è stata impostata fin dall’inizio sulla possibilità di far collaborare tra loro rappresentanti della scena sperimentale scientifica, artistico-creativa, e didattico-divulgativa per produrre opere d’arte con caratteristiche progettuali complesse. Action Sharing nasce dall’esigenza di creare un settore produttivo di Piemonte Share, che realizza da otto anni il Piemonte Share Festival.
Il metodo euristico utilizzato è stato quello di affidare un ruolo specifico agli artisti, agli scienziati e ai tecnici in un contesto di laboratorio per poter ampliare un’analisi critica e contribuire al dibattito arte-tecnologia, basandosi su un’esperienza culturale unica in Italia. Un’occasione dove svolgere un confronto diretto tra conoscenza, percezione, estetica, tecnologia, scienza e comunicazione.
Dal punto di vista sociale ha comportato un cambiamento nella visione dell’arte. Gli artisti che normalmente solcano i palchi, espongono nei musei o nelle gallerie d’arte, qui in Italia per la prima volta frequentano i laboratori di ricerca del Politecnico e si relazionano con aziende innovative altamente specializzate per produrre i loro progetti. Tutti luoghi che sono stati ri-destinati per diventare cantieri di attuazione artistica, che hanno visto fianco a fianco ingegneri, informatici e artisti per costruire un percorso innovativo basato sull’intersezione tra arte, scienza e tecnologia.
Il ruolo svolto da Action Sharing pone questioni che si aprono anche sul fronte antropologico: riguardano le pratiche impiegate dagli artisti e del ruolo stesso dell’arte nei confronti del contesto storico economico e tecnologico contemporaneo. Un’attività svolta dagli artisti non in isolamento (come era visto nel mito romantico). Un contributo al superamento di quell’ideologia vera e propria che, com’è noto, sul finire degli anni 60, ha portato a un atteggiamento anti-tecnolgico per il timore di veder annullato l’atto creativo dell’artista.
Viceversa com’è sempre stato, anche prima della pervasività del digitale, l’arte si è lasciata ispirare e ha ispirato le tecnologie del proprio tempo e le ha utilizzate con la massima libertà culturale. Oggi poi ne mantiene perfino una distanza critica e politica. Più che essere asservita dalle tecnologie ne mette in crisi le possibili prospettive, le derive e i paradossi.

Cymatics, acqua, 2011
Cymatics, acqua, 2011

Collocare gli artisti in ambienti tecno-scientifici è stata una grossa sfida, considerando che Action Sharing ha svolto soprattutto un ruolo pionieristico. Per realizzare una piattaforma di questo tipo non esistono modelli standard per far collaborare, incontrarsi, dialogare insieme ambienti culturali e produttivi così diversi in Italia. Negli Stati Uniti il precedente storico per eccellenza è stato senza dubbio il progetto della Xerox Park e ora in Europa un modello di grande successo e altamente accademico è “Artists in Labs” di Zurigo diretto da Jill Scott. Paragonando le difficoltà ai benefici ottenuti è emerso che non solo tutto il processo è stato un’occasione per gli artisti di acquisire conoscenza e in questo caso realizzare un’opera, ma è stato anche un’opportunità di aprire la scienza e la tecnologia a una maggiore potenzialità per il futuro della condivisione del sapere.

Suguru Goto

Compositore, musicista, inventore e artista multimediale, è considerato tra i più innovativi e portavoce di una nuova generazione di artisti giapponesi.
La sua ricerca artistica ha una forte componente di sperimentazione tecnica e si basa sull’estensione delle potenzialità esistenti nel rapporto uomo-macchina. Nei suoi lavori le nuove tecnologie si integrano con installazioni interattive e performance sperimentali; Goto ha inventato i cosiddetti strumenti musicali virtuali, in grado di creare un’interfaccia per la comunicazione tra i movimenti del performer e il computer, dove il suono e l’immagine sono controllati da strumenti musicali virtuali in tempo reale attraverso i computer. Ultimamente si è concentrato sulla creazione di robot che è suonano strumenti acustici, e sta gradualmente costruendo un’orchestra di robot. Nel 2010 ha vinto il concorso Action Sharing Con l’opera Cymatics. 

Simona Lodi

D’ARS year 52/nr 210/summer 2012

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