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Antoni Muntadas. Protocolli e Derive Veneziani

Antoni Muntadas con la mostra Protocolli e Derive Veneziani espone alla Real Academia de España en Roma fotografie e un filmato dal progetto di indagine sulla città di Venezia

Antoni Muntadas, Protocolli e Derive Veneziani

Antoni Muntadas espone a Roma (e si vorrebbe una sua retrospettiva in una città dove video e arte multimediale sono sempre più presenti) in una mostra promossa dall’Accademia di Spagna nel contesto di “BNL Media Art Festival” (13 al 17 aprile).
Il lavoro esposto è incentrato su Venezia, dove Muntadas insegna da alcuni anni. Il titolo Protocolli e Derive Veneziani è anche l’implicita descrizione dello sguardo sulla laguna che l’artista propone. La città dei grandi commerci del passato ha mantenuto la sua caratteristica complessità di strutture (urbane e d’uso) che sfugge all’omologazione turistica.

Il “corpo della città” si costruisce prima di tutto nelle sue funzioni commerciali, ma si mantiene poi attraverso una complessissima trama di restauri, strategie di filtro dell’acqua, graffe che tengono unite i muri cadenti, trafori di passaggi d’aria, più un’intricata struttura di ponti, raccordi spaziali e architettonici.
Muntadas fa riferimento a un corpo della città, tatuata e “prostetica”, dove esistono anche uno strato sovrimposto, come un abito, un lussuoso abito sbrindellato dove le cose si mischiano ulteriormente.

Antoni Muntadas, Protocolli e Derive Veneziani
Antoni Muntadas, Protocolli e Derive Veneziani, 20

La Venezia delle fotografie dei Protocolli (perché la mostra contiene foto e video) si presenta come l’abito della “Gloria di Venezia” dell’affresco di Tiepolo, infinitamente rammendato e ricostruito, prima che si disfi, si sbricioli e si distrugga completamente. È su tutti questi dati che l’artista raffigura un collage di frammenti che possono essere finestre divenute cieche o modernissimi tubi che emergono incongruamente da antichi muri. Lo specifico aspetto del lavoro di Muntadas è sempre stato la comunicazione e in questo caso la comunicazione è la città stessa, così sovraccarica d’immagini mediatizzate attraverso la storia da richiedere, per essere “vi-vista”, una frammentazione e un rovesciamento di ottiche.

Antoni Muntadas, Protocolli e Derive Veneziani, visione della mostra 2016, Real Academia de España en Roma
Antoni Muntadas, Protocolli e Derive Veneziani, visione della mostra 2016, Real Academia de España en Roma

La frammentazione restituisce l’immagine di una città “antimonumentale” nelle fotografie, e il rovesciamento di ottiche è prodotto dalla videoinstallazione dove l’immagine video, girata in piena notte, coglie la città di sorpresa, abbandonata, buia, privata delle sue attività tutte legate ormai al turismo. Un lungo piano sequenza (o che tale sembra) circola fra vicoli bui, ponti disabitati, rii e calli in un lungo viaggio nella città notturna che sfugge al mito della “decadenza e morte” in cui la città è immersa dall’ottocento.

Il video prende a riferimento le “Dérives”, care al Surrealismo e al Situazionismo (Breton, Guy Debord ecc….).Camminare (navigare in questo caso) diventa l’avventura della scoperta, la perdita delle nozioni precostituite, l’incontro con l’insolito e l’inaspettato: persone colte in un momento di attesa o di pensiero, bar aperti, luci e barche ormeggiate, materiali da costruzione, solitarie immagini di passanti. La Venezia di notte è semplicemente una città in stasi, una città a cui mancano, per vivere, gli sguardi dei milioni di turisti che la scrutano continuamente, consumandola con gli occhi, le macchine fotografiche e i video, con le carezze e le minacce di uno sfruttamento continuo che la tengono in vita e che la soffocano insieme.

Antoni Muntadas, Protocolli e Derive Veneziani, 2013
Antoni Muntadas, Protocolli e Derive Veneziani, 2013

Lo sguardo in movimento di Muntadas coglie quindi lo spettacolo nei suoi intervalli, lo schermo cinematografico vuoto come nelle foto del giapponese Hiroshi Sugimoto, dove le immagini rappresentano vecchi cinema abbandonati ma con grandi schermi incongruamente illuminati.

Nello “schermo vuoto” della città di notte, una“Naked City” alla Jules Dassin dove passano suggestioni, allusioni, insieme a una immobilità da sempre assegnata alla città. Però le stesse “assenze” (nella vita cittadina non segnata dal traffico ossessivo della monoindustria del turismo) che il video rappresenta, segnalano le possibilità di una vita-rappresentazione-produzione che potrebbero essere la strada su cui Venezia può ritrovare (attraverso il lavoro culturale) una sua identità esterna dalle logiche del consumo turistico e maggiormente legata alla sua storia e al suo presente. In questa direzione si muove forse la “Dérive”, la ricerca della notte della città unica che deve trovare rinnovati modelli di sviluppo per continuare a essere uno dei centri della grande cultura europea.

Lorenzo Taiuti

Antoni Muntadas. Protocolli e Derive Veneziani
Real Academia de España en Roma
Piazza San Pietro in Montorio, 3 (Gianicolo)
Fino al 15 maggio – Prorogata fino al 30 maggio 2016.
Orari: martedì a domenica dalle 10.00 alle 18.00
Ingresso libero

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