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Ferré e Comte: arte e moda

A Parma un interessante progetto espositivo dedicato a due grandi interpreti della moda contemporanea: lo stilista Gianfranco Ferré e il fotografo Michel Comte.

L’offerta espositiva dei maggiori musei internazionali prevede stabilmente mostre dedicate alla moda, mentre l’Italia risulta spesso assente dalla geografia degli eventi più interessanti: Metropolitan Museum, Victoria and Albert e, naturalmente, Les Arts Décoratifs promuovono antologiche o retrospettive che assicurano un vasto consenso di pubblico. E a volte anche il favore della critica, come per l’itinerante Alexander McQueen: Savage Beauty del Met, che al debutto (2011) il critico Jerry Saltz ha inserito nella “to do list” (Dismissing this as ‘only a fashion show’ is like saying Mozart only wrote songs), sfiorando il milione di visitatori nella sola New York.

Ferré e Comte
Alexander McQueen, Savage Beauty – Photo © Sølve Sundsbø Art + Commerce

L’Italia dunque rimane estranea a questo circuito malgrado l’attitudine al design che ha dato vita a una delle voci di spicco della nostra “reputation” in quanto eccellenza, oltre che voce della bilancia commerciale. Come questo non si traduca in proposta culturale, se non sporadicamente, fa parte probabilmente di un rapporto irrisolto fra cultura “alta” e le cosiddette “arti minori”. Già l’uso di questa terminologia rende bene l’idea dell’anacronismo della questione, ma, comunque sia, il tutto si limita ad alcune rassegne concettualmente piuttosto piatte, interessanti dal punto di vista estetico ma che difficilmente suggeriscono percorsi inediti.

Ferré e Comte
Michel Comte, Neoclassic – ph. Graziano Fantuzzi – Photo Glamour

Per questo ed altri motivi merita una segnalazione il doppio progetto espositivo ideato da Alberto Nodolini nell’ambito delle celebrazioni per il bicentenario dell’arrivo di Maria Luigia d’Austria a Parma, progetto che comprende la mostra Gianfranco Ferré e Maria Luigia: inattese assonanze (in collaborazione con la Fondazione Gianfranco Ferré), e Neoclassic di Michel Comte. Un’esposizione fortemente voluta e sostenuta dall’assessorato alla Cultura del Comune di Parma, e svincolata dal rischio di didascalismo pur legandosi a un personaggio – Maria Luigia – molto importante nella storia locale ma difficilmente veicolabile in una proposta non puramente celebrativa.

Michel Comte è noto soprattutto come fotografo di moda, ma qui reinterpreta la fascinazione dell’arte classica, tuttora percepita come ideale di bellezza che ispira anche l’estetica del potere, fino alla quasi inevitabile (auto)distruzione. Una parabola di ascesa e caduta fra fotografie e installazioni dalle quali emerge un canone estetico che sopravvive ai simboli e alle derive degli uomini.

Ferré e Comte
Gianfranco Ferré, Inattese Assonanze – ph. Graziano Fantuzzi – Photo Glamour

Gli abiti di Gianfranco Ferré presentati traducono invece la storia del costume nella moderna tecnica sartoriale, in una serie di rimandi estetici e assonanze con il neoclassicismo che raccontano di una cultura costruita da infiniti frames scomposti e ricomposti. L’eterogenesi delle ispirazioni è un dato costitutivo dell’estetica della moda e non solo, ora più che mai; è un’interessante coincidenza che qui si mostri il lavoro di un creatore che ha avuto consapevolezza degli aspetti teorici della moda, arrivando a scriverne ricapitolando le proprie scelte di stile e interrogandosi sulle modalità della progettazione (Lettres à un jeune couturier, Balland 1995).

La mostra è rigorosa nell’esporre temi nei quali si rivela la connessione sentimentale con Maria Luigia – crinolina, orientalismo, volute, Napoleone – attraverso dettagli che, sottratti alla “Storia”, assumono una valenza attuale. Ed è un’occasione per vedere una minima parte dell’archivio curato dalla Fondazione Gianfranco Ferré: 60 capi che al di là dell’analisi filologica con la quale è indagata l’ispirazione storica, offrono uno sguardo su un vocabolario di segni composto da linee nitide, volumi, strutture scolpite o lievissime che identificano il canone Ferré.

Ferré e Comte
Gianfranco Ferré, Inattese Assonanze – ph. Graziano Fantuzzi – Photo Glamour

La conservazione dell’alta moda e del prêt-à-porter italiano è un’esigenza ulteriore, ed è necessaria alla preservazione di un patrimonio creativo e manifatturiero che è parte fondante della nostra identità. In Italia gli archivi organizzati, pubblici o privati, sono pochissimi; fra questi la Fondazione Ferré opera dal 2008 con l’obiettivo di conservare e mettere a disposizione del pubblico – principalmente con un archivio virtuale – fotografie, disegni, filmati, scritti, e appunti dello stilista, e, attraverso mostre e prestiti, capi e accessori delle collezioni.

Che sia un istituto legato a un marchio attualmente “congelato” (l’acquisto da parte del Paris Group di Dubai non ha portato i benefici sperati e le collezioni sono state sospese) è per certi versi paradossale, una lodevole eccezione certo, dovuta principalmente all’iniziativa personale della famiglia del creatore, ma allo stesso tempo, proprio perché eccezione, evidenzia il sostanziale vuoto di tutela e il rapporto schizofrenico che il sistema paese ha con la moda e il lascito che ne discende.

Ferré e Comte
Fondazione Gianfranco Ferré, Milano – courtesy of Archivio Fondazione Gianfranco Ferré

Da un lato un bacino potenzialmente utilizzabile (in molti sensi) ma che sconta una certa approssimazione nell’approccio. L’annuncio, nei giorni scorsi, di una mostra in collaborazione con la “Fondazione Versace” da parte del direttore del MANN di Napoli, Paolo Giulierini, e l’immediata smentita da parte di Santo Versace (non esiste la Fondazione e si tratta soltanto di alcuni oggetti prestati da collezionisti) è il segno più recente e inequivocabile delle carenze documentali su uno dei tanti archivi che rischiano oblio e dispersione.

Claudia Vanti

Ferré e Comte. DETTAGLI. Grandi interpreti tra moda e arte
Palazzo del Governatore di Parma dal 30 settembre 2016 al 15 gennaio 2017

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