Teatro

Gli Orbi di Abbondanza Bertoni, atto puro della danza

Gli Orbi di Abbondanza Bertoni è un lavoro che esula dal teatro per entrare nel regno della danza pura. Lo spettacolo ha debuttato nell’edizione 2016 di Orizzonti Festival di Chiusi il cui tema è la follia.

Abbondanza/Bertoni, Gli orbi, Orizzonti Festival 2016
Abbondanza/Bertoni, Gli orbi, Orizzonti Festival 2016

“La follia che guida le speranze, le azioni, le relazioni, di chi sa osare in un mondo che tende ad uniformare tutto”, questo ha scritto il direttore di Orizzonti Andrea Cigni per la quattordicesima edizione del festival delle nuove creazioni nelle arti performative.

E in qualche modo di follia parla anche Gli Orbi, spettacolo che ritrova sul palco Michele Abbondanza assieme ad Antonella Bertoni, Tommaso Monza, Massimo Trombetta e una Eleonora Chiocchini i cui capelli lunghi e fluenti non ci paiono una scelta casuale nel gioco degli spacchi e dei doppi che anche la follia riproduce e moltiplica.

Abbondanza/Bertoni, Gli orbi, Orizzonti Festival 2016
Abbondanza/Bertoni, Gli orbi, Orizzonti Festival 2016

La follia, ci consente pure di declinare alcune considerazioni tecniche alle prossime repliche ufficiali del lavoro e assecondare più una percezione d’insieme, un’impressione che una comprensione analitica di Gli Orbi, di cui – ma come del resto anche di altri spettacoli – Michele Abbondanza insiste con il consigliarci di affrontarli liberi da sovrastrutture discorsive e concettuali, nell’ascolto del sentito e di ciò che emoziona.

Niente citazioni da riconoscere dunque, anche se qualche frame di Spartacus ci pare riemergere come quelle ossessive quadrature del palco che segnavano il percorso di Medea nell’omonimo spettacolo. Ma non è questo ciò che conta anche perché se vediamo Michele Abbondanza danzare sul Parole di burro di Carmen Consoli non sapremo mai fino in fondo se è folgorante autoironia o un personalissimo sassolino biografico da togliersi dalle scarpe. E prima forse c’era un tocco di Michael Jackson e prima Cecità di Saramago e prima ancora un ricalco alle pose pontormiane che Pasolini cercava nel La Ricotta.

Abbondanza/Bertoni, Gli orbi, Orizzonti Festival 2016
Abbondanza/Bertoni, Gli orbi, Orizzonti Festival 2016

Più che questo, è il rapporto con la struttura gruppo-assolo che Gli Orbi mette in campo su un piano percettivo dandoci, per ora, la sensazione che si debba trovare una coerenza, una compattezza, una asciugatura. Sono chiarissimi l’intelaiatura e gli intenti: i danzatori cercano inutilmente e goffamente l’emersione e la separazione da una deriva ossessiva e annichilente. Ma il volere essere in scena muta in un diventare osceno, un uscire dalla forma per essere deforme e perdersi nel ridicolo e nel grottesco.

Secondo aspetto, i minuti di danza sono una settantina ed è danza pura, cioè la parola è lallazione, tentativo, prova al microfono sul palco senza più quella necessità di costruire ancora una volta dentro il teatro-danza. Ed è danza pura perché ce ne vengono declinate le variazioni come somma e strati e come ritornello, canone musicale da cui gemmano gli assoli per poi essere riassorbiti in una tribalità che non feconda il palco ma lo annerisce di grevità.

Abbondanza/Bertoni, Gli orbi, Orizzonti Festival 2016
Abbondanza/Bertoni, Gli orbi, Orizzonti Festival 2016

Terza cosa, Abbondanza e Bertoni hanno scelto di stare in un cast più giovane facendo delle differenze, non solo anagrafiche, un valore aggiunto che contribuisce a incendiare il magma di casualità creativa, di indeterminatezza, di indistinto. Ai movimenti meravigliosi di Antonella seguono quelli più verdi, ma altrettanto espressivi, dei danzatori che le stanno a ritmo. Una diversità voluta, a nostro avviso, per dare voce alla danza che è danza del mondo, che è danza “dell’umano e del disumano”. Così alle note fuori rigo di Michele, seguono quelle che danno alle sue accentuazioni un colore inevitabilmente più tragico, perché non sostenuto dall’età e dalla padronanza del coreografo trentino.

La trama infine, se in narrazione si è voluto tradurre questa danza nietzschiana di fine tempi, parlava di “rappresentazione dei sette vizi capitali”. Forse. In queste continue focalizzazioni, avvicinamenti, ingigantimenti e riduzioni della danza ad atto puro e a sporcatura sciamanica, noi abbiamo visto un unico vizio catartico e rigeneratore: quello semplicemente della danza come unica gogna senza vergogna per chi resiste in direzione uguale e contraria.

Simone Azzoni

Gli Orbi
Compagnia Abbondanza/Bertoni

Repliche:
14 settembre Teatro Vascello Roma Teatri di Vetro Festival
15 febbraio Teatro Cristallo Bolzano
16 febbraio Teatro Zandonai Rovereto

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