Animazione

Le origini dello Studio Ghibli: la grande avventura del piccolo principe Valiant

In questi anni si è parlato spesso dell’imminente chiusura dello Studio Ghibli, l’ormai famosissima casa di produzione di film d’animazione giapponese fondata nel 1985 a Tokyo. Soprattutto dopo le ultime due fatiche dei suoi fondatori, Si alza il vento di Hayao Miyazaki e La principessa splendente di Isao Takahata, entrambi del 2013. Diciamocelo: non siamo ancora pronti a questo addio! Lo studio Ghibli ha raggiunto obiettivi impensabili alla sua nascita e con la grandissima diffusione dei suoi film ha creato un’altra dimensione della fantasia che rappresenta un’oasi immaginifica e “mitologica” nella cultura contemporanea. Come a voler riportare indietro le lancette del tempo ripercorriamo insieme le origini da ben prima della sua fondazione.

Negli anni ’60 a Tokyo la casa di produzione Toei Doga, attuale Toei Animation, realizzava numerose serie tv e lungometraggi animati ed era una delle maggiori esportatrici oltre i confini del Sol Levante. I suoi film erano indirizzati unicamente ai bambini, la produzione aveva ritmi serrati per tenere il passo con la più grande industria americana, di conseguenza i lavoratori della Toei erano sfruttati e sottopagati. Già nel ’67 animatori e registi si sono uniti ai sindacati per rivendicare i loro diritti, ma molti di essi rivendicavano anche maggiore libertà artistica che la Toei non era disposta a concedere per fini puramente commerciali.

screenshot da "La grande avventura del piccolo principe Valiant"
Screenshot da “La grande avventura del piccolo principe Valiant”

Questa è una storia fatta di scelte che cambieranno le sorti del futuro dell’animazione. Nel ’68 l’azienda, per tentare di allentare la tensione interna, concesse a Yasuo Ōtsuka, animatore leader delle rivolte sindacali, la produzione di un lungometraggio dandogli carta bianca sui contenuti, almeno all’inizio. La seconda scelta importante la fece Ōtsuka nel selezionare i suoi collaboratori nonché compagni nelle lotte del sindacato: Isao Takahata alla regia, il maestro Yasuji Mori e il suo giovane allievo Hayao Miyazaki all’animazione e layout. Fu l’inizio del sodalizio della celebre coppia Takahata-Miyazaki.

Avviarono così la produzione del film Taiyō no ōji – Horusu no daiboken, conosciuto in Italia con diversi titoli, dapprima La grande avventura del piccolo principe Valiant (82 minuti, 1968), poi il più corretto Il segreto della spada del sole e infine anche col titolo La grande avventura di Hols. Il soggetto scelto da Ōtsuka e Takahata è tratto da una pièce teatrale ispirata alla tradizione folkloristica nipponica i cui protagonisti sono gli Ainu, antica popolazione tribale che abitava un’isola al nord del Giappone. L’obiettivo era quello di realizzare un film d’animazione rivolto non soltanto ai bambini ma soprattutto agli adulti, che fosse quindi innovativo nei contenuti e sperimentale nella tecnica.

screenshot da "La grande avventura del piccolo principe Valiant"
Screenshot da “La grande avventura del piccolo principe Valiant”, diretto da  Isao Takahata, 1968

Ovviamente già da qui iniziarono i problemi con la Toei: era contraria all’ambientazione autoctona – che avrebbe causato difficoltà nella diffusione internazionale – e soprattutto spingeva affinché il prodotto finale fosse comico e adatto solo ai bambini. Fortunatamente per noi ottenne solo il primo dei risultati sperati, imponendo una non ben localizzata regione nordeuropea come ambientazione.

Il film si apre con una bellissima sequenza di lotta tra il giovane Hols, che sarà il protagonista della vicenda, e un branco di lupi, conclusa con l’intervento del gigante di pietra Mug. Hols estrae da Mug la spada del sole ma per poterla usare dovrà prima temperarla e solo quando sarà pronto potrà maneggiarla. Il giovane tornato a casa trova l’anziano padre ormai morente che decide di svelargli la verità sulle sue origini: prima della vita solitaria in cui lo ha cresciuto vivevano in un ridente paesino nel nord che, però, un mostro malefico riuscì a distruggere seminando zizzania tra gli abitanti e costringendoli a uccidersi a vicenda. Da qui parte il viaggio di Hols verso il nord.

screenshot da "La grande avventura del piccolo principe Valiant"
Screenshot da “La grande avventura del piccolo principe Valiant”

Lo sviluppo della storia è assolutamente in controtendenza rispetto al periodo e si rivela carico di ideali politici. Sebbene l’eroe sia rappresentato da un giovane ragazzo che incarna la purezza e il coraggio, sarà solo grazie alla collaborazione dell’intero villaggio che riuscirà a sconfiggere le forze del male: lì dove la forza del protagonista non è sufficiente saranno tutti gli abitanti insieme a riuscire. Il loro nemico Grunwald, Signore dei Ghiacci, è un dittatore autoritario che sopprime la libertà del popolo e costringe i cittadini a combattersi l’un l’altro, metafora proprio delle lotte sindacali di quegli anni.

screenshot da "La grande avventura del piccolo principe Valiant"
Screenshot da “La grande avventura del piccolo principe Valiant”

Un altro fattore che rende questa pellicola innovativa è la profondità psicologica dei personaggi. Durante un inseguimento terminato tra le rovine di un villaggio Hols conosce Hilda, una ragazzina dolce dalla bellezza eterea e dal canto soave. Per quanto Hilda si dimostri amica in realtà si scopre essere la sorella di Grunwald, che le ha donato potere e immortalità e l’ha incaricata di portare odio e discordia nel villaggio. La lotta interiore della bella Hilda tra il bene e il male è rappresentata con maestria e delicatezza, riuscendo a guidarci nel dramma emotivo che vive.

screenshot da "La grande avventura del piccolo principe Valiant"
Screenshot da “La grande avventura del piccolo principe Valiant”

La produzione durò tre anni, caratterizzata da un vero braccio di ferro tra la Toei e i suoi dipendenti, con diverse pause e sospensioni. Alla fine l’azienda riuscirà a limitare anche la durata del film a 80 minuti anziché 95, costringendo Takahata a tagliare alcune scene come l’attacco dei lupi al villaggio, che riesce però a rendere con movimenti di camera su tavole statiche. Alla fine furono realizzate 58.000 tavole per un costo totale di 130 milioni di yen, quasi il doppio del budget previsto in origine.

screenshot da "La grande avventura del piccolo principe Valiant"
Screenshot da “La grande avventura del piccolo principe Valiant”

Il risultato fu il più bel fallimento di sempre: nonostante la spesa sostenuta la Toei non pubblicizzò il film e lo ritirò dopo soli 10 giorni dall’uscita nelle sale. Eppure stiamo parlando di un capolavoro per l’epoca che ha rivoluzionato la concezione dei lungometraggi animati, svicolandoli dal legame col mercato per l’infanzia e aprendo la strada a tematiche ben più profonde e attuali che, più avanti,  caratterizzeranno sia l’immediato futuro di Takahata e Miyazaki che la loro successiva produzione nello Studio Ghibli. Ritroveremo un po’ del giovane Hols nei personaggi maschili chiave di Miyazaki come Conan, il ragazzo del futuro (1978) e Ashitaka ne La principessa Mononoke (1997). C’è un po’ de La grande avventura del piccolo principe Valiant in Nausicaa della valle del vento (1984), in Laputa il castello nel cielo (1986) , e in Pom Poko e Porco Rosso negli anni ’90. Possiamo inoltre respirare a piene mani l’influenza del famoso La regina delle nevi (1957) di Lev Atamanov, capolavoro dell’animazione russa che lo stesso Miyazaki ama ricordare per avergli riacceso la passione per l’animazione nei periodi più bui della sua gavetta alla Toei.

screenshot da "La grande avventura del piccolo principe Valiant"
Screenshot da “La grande avventura del piccolo principe Valiant”

La grande avventura del piccolo principe Valiant è la chiave di volta dell’animazione giapponese contemporanea; da qui parte il nostro viaggio alla scoperta dello Studio Ghibli che ci porterà alla comprensione dei suoi principali temi e a una riflessione sul suo futuro dopo l’addio dei fondatori. Stay tuned.

Claudia Caldara

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