Cinema

Locarno Film Festival 2013

Dal 7 al 17 agosto scorso si è svolta la 66° edizione del Festival del Film Locarno, appuntamento imperdibile per addetti ai lavori e cinefili che giungono da tutto il mondo: caratterizzato da una prevalenza di film d’autore e da scarsa presenza di pellicole commerciali, il Festival da quest’anno vanta una guida tricolore: il neodirettore Carlo Chatrian -valdostano poco più che quarantenne laureatosi in lettere e filosofia presso l’Università di Torino – pare avere ben retto il suo esordio.  Sugli schermi dei dieci luoghi di proiezione sono stati presentati circa  250 film – fra lunghi, corto e mediometraggi – provenienti da oltre quaranta paesi diversi. Concepito ad immagine di un festival che intende oltrepassare le frontiere, il Concorso internazionale presenta un interessante panorama del cinema d’autore contemporaneo in cui le opere di giovani talenti affiancano i lavori di cineasti affermati. Al Locarno Film Festival si respira sempre un’atmosfera particolare: con registi e attori quasi sempre presenti alle proiezioni, con gli applausi finali e i frequenti dibattiti in sala, lo spettatore si sente catapultato non solo nelle storie ma anche nella storia, nel processo, nel mondo del cinema prima ancora che nel cinema stesso.
Per quanto riguarda i vincitori di questa edizione si rimanda all’articolo su http://www.darsmagazine.it/66-locarno-film-festival-i-vincitori
Vorremmo invece riportare una personale analisi sui film visti durante la nostra permanenza a Locarno.

Sadhu (di Gael Métroz), Switzerland, 2012
Sadhu (di Gael Métroz), Switzerland, 2012

Particolarmente riuscito Sâdhu, del giovane regista svizzero Gaël Métroz: da 250 ore di girato e 17 mesi di permanenza in India, Métroz ha creato un’ora e mezza di film in cui invita lo spettatore a compiere il viaggio con Suraj Baba e scoprire le bellezze del Gange e di tutti i territori che esso lambisce. (…)

Dall’India a Taiwan in pochi minuti: I viaggi possibili del cinema… A Time in Quchi, di Tso-chi Chang, narra le vacanze estive di un bambino annoiato e trascurato da genitori troppo impegnati a lavorare e a divorziare. (…)

Shu jia zuo ye (di Tso-Chi Chang), Taiwan, 2013
Shu jia zuo ye (di Tso-Chi Chang), Taiwan, 2013

Between the 7th and 17th of last August, cinephiles and film experts from all over the world gathered for 66th edition of the unmissable event that is the Locarno Film Festival. This year the Festival boasts an Italian artistic director: Carlo Chatrian (the 42 year-old, originally from the Italian Val d’Aosta region, graduated in Literature and Philosophy from the University of Turin) has completed a very successful debut.     250 (short, medium and full length feature) films, from over forty countries, have graced the screens of the ten cinemas selected for the event. Conceived as a festival that crosses boundaries, this international Competition offers an interesting blend of contemporary art-house cinema, presenting works from young talent alongside masterpieces by established filmmakers. There is always a remarkable atmosphere at the Locarno Film Festival: with the directors and actors always present at the screenings and with the applause and the frequent debates after each film, the spectator feels catapulted not just into the stories depicted before him, but in the story, in the process, in the world of film, before the film itself.    In regards to the winners of this edition, please refer to the article available at:

www.darsmagazine.it/66-locarno-film-festival-i-vincitori  

Instead, we would rather concentrate on a more personal analysis on films viewed during our visit at Locarno. (…)

Particularly well made is Sâdhu, directed by the young Swiss Gaël Métroz. From the original 250 hours filmed and the seventeen months spent in India, Métroz creates a ninety minute film that invites the spectator to accompany Suraj Baba on his voyage of discovery along the Ganges and its adjacent territories. (…)

From India to Taiwan in a few minutes: journeys only possible via cinema… A Time in Quchi, by Tso-chi Chang, tells of the summer holidays of a child neglected by his parents, who are more preoccupied with work and divorce. (…)

Cristina Trivellin/Eleonora Roaro

D’ARS year 53/nr 215/autumn 2013 (abstract dell’articolo)

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