Dall'archivio D'ARS

Non solo marmo

QUALE LUOGO POTEVA ESSERE PIÙ IDONEO E QUALIFICATO per accogliere la Biennale Internazionale di Scultura se non la città di Carrara. La città Toscana è il marmo; qui nasce quel purissimo carbonato di calcio dal colore bianco, che invade e pervade le vicine Alpi Apuane, offrendo all’occhio umano uno spettacolo unico, una sorta di paesaggio lunare “con vista mare”.

Carrara la culla del marmo, un amore che dura secoli e che non ha nessuna intenzione di finire anzi, oltre ad essere fonte fondamentale per l’economia e la sussistenza dei suoi abitanti, sta divenendo sempre più rilevante anche per la mente, la creatività e quindi per la cultura dell’uomo. Carrara e la scultura, anche questo un binomio, che ha origini remote e che dal 1957 ha rafforzato, se possibile ancora di più il già forte sodalizio, ospitando tra le mura della città la Biennale di Scultura.

Giunta al suo XIII anno di vita, l’edizione di quest’anno, Nient’altro che scultura. Nothing but sculture, come sottolinea anche il curatore Francesco Poli, nasce con lo scopo di sottolineare il carattere specifico di questa manifestazione rispetto alle ormai numerosissime biennali grandi e piccole che fioriscono in ogni parte del mondo.

Violet Jonge Jans-This Elich, Performance
Violet Jonge Jans-This Elich, Performance

Una sintesi fra tradizione e innovazione, che pur non dimenticando i grandi maestri internazionali della scultura, investe ed allarga lo sguardo sulle nuove generazioni, generando un’importante riflessione sull’attuale ruolo e valore etico ed estetico dell’arte dello scolpire nel mondo.

La città toscana diventa anch’essa protagonista, accogliendo al suo interno, nei luoghi più importanti e suggestivi le opere degli artisti. Si inizia con il doveroso omaggio ai grandi maestri internazionali, ospitati nello splendido Parco della Padula; nomi storici dell’arte, che dimostrano ancora una volta, se ve ne fosse ancora necessità, di possedere una sbalorditiva capacità di ricerca e qualità artistica. A fare compagnia ad opere site-specific di artisti del calibro di Claudio Parmigiani, Sol Le Witt, Robert Morris e Mario Merz, per l’occasione il Parco ospita quattro grosse sculture della quasi centenaria artista franco-americana Luise Bourgeois, artista dalla creatività e vitalità strabiliante, fondamentale punto d’intersezione tra la cultura europea e quella americana. Le due coppie di Eyebenches sembrano osservare e scrutare  l’ambiente e l’uomo, riportando alla mente l’occhio come presenza a noi superiore o come quella di un grande fratello, che non solo osserva ogni nostro comportamento ma che ne condiziona sempre più spesso anche i pensieri.

Gilberto Zorio, Senza titolo
Gilberto Zorio, Senza titolo

Per rendere omaggio al grande Mario Merz non poteva essere scelto luogo più adatto della suggestiva Chiesa del Suffragio, dove l’ormai “mitico igloo”, si inserisce in armonica sintonia con lo spazio barocco, andando a dialogare con le strutture dello spazio architettonico. Per gli omaggi a Giulio Paolini e Pietro Cascella, due altri grandi nomi dell’arte internazionale, lo spazio espositivo scelto sono le sale dell’Accademmia di Belle Arti.

Altro luogo della Biennale e secondo il mio punto di vista il fulcro dell’intera manifestazione è il Centro Arti Plastiche Internazionali e Contemporanee. L’ex convento di San Francesco è stato negli anni riconvertito negli ambienti ad ampio spazio espositivo, che coinvolge e trasporta il visitatore in un viaggio nel tempo, conducendolo tra passato, presente e futuro. Un luogo, che mi sento di consigliare ai lettori di D’Ars e che rientra nell’indagine sui centri che producono arte contemporanea nella nostra penisola, iniziato nel numero precedente della rivista. Tre sono le sezioni che ci accompagnano tra le stanze dell’ex convento: La forza attuale del marmo oltre ad essere un omaggio dovuto al  ruolo da protagonista che il marmo ha sempre avuto nella storia della scultura, è anche una conferma e un invito a riflettere su come esso sia avvertito come materiale estremamente attuale e fonte d’ispirazione da parte di alcuni dei più interessanti artisti contemporanei del nostro pianeta. Il marmo si trasforma acquisendo lo status di oggetto d’arte tra le mani di artisti come: Giovanni Anselmo, Gianni Caravaggio, Tony Cragg, Flavio favelli, Richard Long, Luigi Mainolfi, Aldo Mondino, Hidetoshi Nagasawa, Nuzio, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Marc Quinn, Marco Rizzi, Fabio Vale, Yi Zhou, Gilberto Zorio e tanti altri.

Luise Bourgeois, Eye Benches, 1996
Luise Bourgeois, Eye Benches, 1996

Nella sezione Le nuove statue si sottolinea come la figura umana si manifesti fonte stimolante per la ricerca messa in atto dagli artisti, sia in forma realistica che iperrealistica, ma anche nelle sue più contorte e innovative trasformazioni. Ruolo determinante nella sperimentazione lo hanno i materiali utilizzati, che spaziano da quelli tradizionali come il marmo al bronzo al legno e al gesso a quelli sintetici come il lattice, fiberglass, silicone, cera artificiale. Anche qui i nomi importanti non mancano: Nicola Bolla, Jan Fabre, Robert Gligorov, Thomas Hirschorn, Martin Honert, Perino&Vele, Kiki Smith, Jan Van Oost.

Parte di questa sezione è anche FACE, l’Androide Biomimetico, realizzato grazie ad una importante sinergia tra il Centro Interdisciplinare di Ricerca “E. Piaggio”, Facoltà di Ingegneria dell’Università di Pisa, IRCCS Fondazione Stella Maris Pisa e Accademia di Belle Arti di Carrara. FACE è un androide con un volto credibile, che sarà impiegato per interagire attivamente con i bambini affetti da autismo.

La Scultura come corpo vivente vede artisti del calibro di Marina Abramovic, Regina Josè Galindo, Paul MacCarthy e Tony Oursler confrontarsi e creare un’importante dialogo tra il loro corpo e il video. Ultima tappa di questo lungo itinerario creativo è il Museo del Marmo, sorto nel 1982, che conserva, documenta e valorizza testimonianze storiche della cultura carrarese del marmo e che in occasione della Biennale accresce il proprio patrimonio con una sala multimediale progettata da Studio Azzurro.

Alberto Mattia Martini

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