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Unicorni Rosa e Padiglioni Invisibili: l’Arte ai confini della Realta’ Aumentata dei Les Liens Invisibles

Unicorno rosa, applicazione per smartphone, Les Liens Invisible

State per entrare in un’altra dimensione, una dimensione ai confini della Realtà – annunciava la sigla di una famosa serie televisiva cult. Ma al di là degli insondabili confini della nostra immaginazione è ancora da considerarsi Realtà quella che sempre più osserviamo attraverso lo schermo dei nostri smartphone? Succede infatti che inquadrando attraverso le fotocamere dei nostri smartphone otteniamo sempre più informazioni contestuali alla nostra posizione: ristoranti, cinema, teatri, farmacie sono tutti segnalati come punti di interesse nelle vicinanze con la loro relativa distanza. Ma moltissime possono essere le applicazioni dell’Augmented Reality (AR) anche in ambito creativo, come nei progetti del gruppo artistico immaginario Les Liens Invisibles.

Tra le prime operazioni in AR, RIOT – Reality Is Out There, lavoro che consiste in una serie di opere disseminate nelle piazze di Torino tuttora visibili attraverso smartphone, e Tweet4Action.com, progetto commissionato da Turbolence che esce nel bel mezzo delle rivolte arabe cogliendo l’occasione per ironizzare sulla lettura occidentale delle cosiddette “rivoluzioni di twitter”.
Dissacrante (e nel senso letterale del termine) invece l’intervento messo in atto per la notte di Pasqua in una delle piazze più blindate del mondo, Piazza San Pietro in Roma, dove non si ricorda a memoria d’uomo nessuna manifestazione che sia mai riuscita a varcare la santissima soglia vaticana. Solo un’altra divinità poteva osare tanto sfidando secolari poteri temporali e spaziali procurando una nuova  breccia nella Realtà: L’Invisibile Unicorno Rosa!
La divinità parodistica scelta dai Les Liens Invisibles in questo caso è tutt’altro che casuale: nata proprio agli albori della rete negli anni 90, il mistico Unicorno vive di una dualità propria di tutte le religioni tra componente logica, che implica l’evidente invisibilità dell’Unicorno, e la fede, che ci impone per dogma di credere che sia rosa nonostante non lo si riesca a vedere. O almeno, questo è stato vero fino alla mezzanotte della scorsa Pasqua, quando l’Unicorno si è finalmente mostrato grazie alla Realtà Aumentata nel centro della piazza in tutto il suo roseo splendore davanti a una cinquantina di fedeli accorsi per l’occasione, per festeggiare come diceva il sibillino invito il momento che ha finalmente visto l’Arte superare la Fede in immaginazione, vedere il video dell’evento per credere!

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Sempre a proposito di sacre incursioni che dire allora del sancta sanctorum dell’arte contemporanea, quella 54esima edizione della Biennale di Venezia inaugurata la settimana scorsa? Ovviamente l’occasione era troppo ghiotta e molti sono gli artisti che si sono cimentati in riletture in Realtà Aumentata degli spazi dell’esposizione, tra i quali l’attivissimo gruppo di cyberartisti Manifest.AR, noto per aver già invaso in passato gli spazi del MOMA con lo stesso metodo.

A Venezia quello che Les Liens Invisibles mette in campo è un vero e proprio Padiglione Invisibile, con otto artisti (Artie Vierkant, Constant Dullaart, CONT3XT.NET, IOCOSE, Jon Rafman, Molleindustria, Parker Ito, REFF – RomaEuropa FakeFactory) chiamati a interpretare insieme a loro lo spazio fluttuante contrapposto alla staticità e fisicità della Biennale ufficiale, nell’area dei Giardini, con cui il Padiglione Invisibile dialoga. A questo proposito Simona Lodi,  che dopo l’esperienza RIOT continua con i Les Liens Invisibles il suo viaggio negli spazi aumentati in veste di curatrice del Padiglione Invisibile, nel testo che introduce il progetto definisce lo spazio espositivo come  “occupante e occupato: occupante in specifico la Biennale; occupato a sua volta dal flusso continuo di post/oggetti di un blog/spazio condiviso dagli artisti. Un flusso di opere in forma di segni e simboli, informazioni e immagini, liberi e fluttuanti, espressione della produzione della r/Realtà “in modalità always-on”, collegati giorno e notte.”
Uno scenario affascinante quello di realtà su realtà che si sovrappongono e contrappongono, quanto dispersivo, tanto che ironicamente l’artista olandese Sander Veenhof ha proposto addirittura un livello – denominato STOP – per poter eliminare tutte le realtà aumentate degli altri artisti presenti.

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E alla fine, non è detto che dopo tanta allucinazione non torneremo a guardare con i nostri occhi più volentieri la cara vecchia realtà non aumentata.

Silvie Inb

 

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