Urban Art Map

Urban Art Map: Parigi parte 3

Levalet, Minotaur, 2015, photo by Ferdinand Feys; licenza Creative Commons BY-SA 2.0
Levalet, Minotaur, 2015, photo by Ferdinand Feys; licenza Creative Commons BY-SA 2.0

Di fatto, insieme a New York, Parigi conserva le radici di ciò che oggi viene trasversalmente inteso con l’espressione “street art”, che qui nasce e si diffonde senza dover passar dall’esperienza diretta del graffiti-writing, le cui formule, su territorio francese, si generano parallelamente e conoscono il proprio boom solo in una fase successiva (vedi Urban Art Map: Parigi – parte 1).
Ai vari Richard Hambleton, Jenny Holzer e John Fekner, pionieri del genere nella Grande Mela tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli Ottanta, fanno da contraltare europeo diversi artisti parigini che, spesso con anticipo, sono impegnati nel tentativo di guadagnare lo spazio urbano per la propria riflessione artistica.

Gérard Zlotykamien, Éphémères, primi anni Settanta
Gérard Zlotykamien, Éphémères, primi anni Settanta

Immediato sorge il parallelismo tra gli Shadow Men (1980) di Richard Hambleton e gli Éphémerès (1970) di Gérard Zlotykamien, apparizioni spettrali delle vittime della bomba atomica di Hiroshima che fanno capolino sui muri in rovina dell’ex mercato di Les Halles, oppure con gli Homme en Blanc (1983) di Jérome Mesnager, a cui peraltro si affiancano nei medesimi anni le enigmatiche silhouette nere con ombrello rosso dipinte da Nemo.

 Jérome Mesnager, Nemo, Mosko, Rue de l’Ourcq, photo by Gilles Klein; licenza Creative Commons BY-SA 2.0
Jérome Mesnager, Nemo, Mosko, Rue de l’Ourcq, photo by Gilles Klein; licenza Creative Commons BY-SA 2.0

Fondamentale per i prodomi dell’art urbain parigina l’apporto del pensiero situazionista, il cui concetto di détournement, ovvero deviazione del dato iniziale – figurativo e/o testuale – in funzione della creazione di nuovi significati, ha influenzato profondamente la determinazione dei linguaggi della Street art. Questo metodo di sovversione culturale è alla base delle azioni stradali di Daniel Buren, che nel 1968, con i suoi Affichages sauvages, incolla abusivamente sui manifesti pubblicitari delle vie di Parigi circa 200 poster a strisce, affiancando gli slogan sessantottini nella critica all’ordine precostituito dell’arte.

Daniel Buren, estate 1969, Parigi Detalles.© D.B. – ADAGP Paris
Daniel Buren, estate 1969, Parigi Detalles.© D.B. – ADAGP Paris

Legato al Situazionismo è anche Ernest-Pignon-Ernest, che lavora sulla caducità della carta collegata all’immagine quale processo poetico sin dai primi anni Settanta, guadagnandosi una posizione di primo piano tra gli affichistes francesi.
Alta riproducibilità e velocità di installazione sono i segni distintivi della Poster Art, la cui lunga parabola nella capitale francese è tracciata negli anni Cinquanta dai décollages di Jacque Villegle e prosegue oggi con le sorprendenti e interattive creazioni del giovane Levalet.

La Street art parla davvero francese? Altre importanti argomentazioni a favore di questa tesi risiedono nel fatto che proprio attorno alla Senna ha i suoi natali la prima generazione di artisti che utilizza a pieno regime la tecnica dello stencil (vedi Urban Art Map: Parigi parte 1), il quale ancora oggi è probabilmente il ramo più rappresentativo della street art stessa.

André, Mr. A, photo by Liborius; licenza Creative Commons BY-SA 2.0
André, Mr. A, photo by Liborius; licenza Creative Commons BY-SA 2.0

Il protagonismo di Parigi nel campo continua tra la fine degli anni Ottanta e il corso dei Novanta, dando luce a quell’intermezzo in cui si gettano le fondamenta per codici espressivi inediti nel mondo del writing e che molti definiscono come “post-graffiti”. Writer come André, nel 1989, e più tardi Honet e Stak, abbandonano il lettering per ricercare qualcosa che potesse emergere, in forza della sua immediata comunicabilità, dalla massa oramai incontrollata di segni sui muri della città. Andrè, con la creazione del suo stilizzato ma riconoscibile personaggio Mr. A è uno dei primi a inaugurare il cambio di rotta in direzione delle forme del logo e dell’icona, facendo del suo character una sorta di tag figurata da ripetere con profusione in ogni luogo.

Egidio Emiliano Bianco

Related posts