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Casino. Damián Ortega in mostra all’HangarBicocca

La logica della frammentazione comprende la possibilità, il caso, l’eventualità,
la contingenza, l’effimero e l’incompiutezza
Damián Ortega, Do It Yourself, 2009

HangarBicocca dedica a Damián Ortega (Città del Messico, 1967) la prima retrospettiva italiana. In corso fino all’8 novembre 2015, la mostra a cura di Vicente Todoli presenta diciannove opere realizzate con media diversi (fotografia, video, installazione, performance) e scale molteplici, che vanno dal microscopico al macroscopico.

Damián Ortega. Pico Cansado, 1997. Piccone di legno,  92 x 54 x 8 cm. Courtesy the artist and kurimanzutto, Mexico City
Damián Ortega. Pico Cansado, 1997. Piccone di legno, 92 x 54 x 8 cm. Courtesy the artist and kurimanzutto, Mexico City

Secondo l’artista messicano l’universo è un sistema fisico complesso su cui l’uomo non può avere un controllo totale e dai suoi lavori, sempre con grande ironia, emerge un senso di precarietà, incompiutezza e caos. Casino è il titolo della mostra ed esprime a pieno questa visione delle cose.

Nella sua pratica artistica oggetti comuni vivono una seconda vita. Spesso la loro funzione è sovvertita: sono trasformati, alterati e reinseriti in contesti  sociali, culturali e politici impensabili, sempre ricorrendo a quello stesso humour che caratterizza la sua carriera dagli esordi come vignettista satirico.

Damián Ortega, Cosmic Thing, 2002. Maggiolino del 1983. Courtesy The Museum of Contemporary Art, Los Angeles, purchased with funds provided by Eugenio López and the Jumex Fund for Contemporary Latin America Art
Damián Ortega, Cosmic Thing, 2002. Maggiolino del 1983. Courtesy The Museum of Contemporary Art, Los Angeles, purchased with funds provided by Eugenio López and the Jumex Fund for Contemporary Latin America Art

«Ricicliamo oggetti, li rigeneriamo, diamo loro una nuova vita. […] Nel mio lavoro queste vulnerabilità sono entrambe presenti, così come gli squilibri» afferma Ortega. Ribalta la nozione classica di scultura intesa come forma solida e monolitica creando installazioni in cui gli oggetti risultano esplosi, espansi o decostruiti. È così in Cosmic Thing (2002) in cui i singoli componenti di un Maggiolino Volkswagen sono appesi nello spazio. L’opera fa parte della trilogia The Beetle Trilogy (2002) dedicata a questa automobile ed è un’indagine sulle icone della società moderna. Anche in Controller of the Universe (2007) si ha a che fare con un ambiente espanso che può essere percorso dal visitatore in più direzioni: vari utensili da lavoro datati sono sospesi in aria con dei fili ed esprimono lo scetticismo dell’artista nei confronti della fiducia indiscriminata verso il progresso della tecnica.

Damián Ortega, Unión-Separación, 2000. Table, pulley, fish tank, video camera, projector, hammer. Variable dimensions. Courtesy the artist and kurimanzutto, Mexico City
Damián Ortega, Unión-Separación, 2000. Table, pulley, fish tank, video camera, projector,
hammer. Variable dimensions. Courtesy the artist and kurimanzutto, Mexico City

O ancora, al centro della sua indagine vi sono i meccanismi di percezione della realtà e le loro contraddizioni, da cui emerge l’impossibilità di una visione oggettiva delle cose. Nella videoinstallazione Unión-Separación (2000) una videocamera riprende in tempo reale una sostanza liquida inserita in un parallelepipedo di plexiglass mentre ruotano su un asse di legno. Ciò che noi vediamo in movimento nei monitor appare immobile, mentre l’ambiente circostante si muove sempre più velocemente fino a diventare indistinguibile.

Damián Ortega, Nine Types of Terrain, 2007. Photogram; 16 mm films, colour, sound, 3 min loop. Courtesy the artist and kurimanzutto, Mexico City
Damián Ortega, Nine Types of Terrain, 2007. Photogram; 16 mm films, colour, sound, 3 min loop. Courtesy the artist and kurimanzutto, Mexico City

Lo spazio non è mai definibile in sé come una realtà puramente fisica ma dipende da interazioni e scambi di carattere socio-politico: nei 9 video in loop dell’opera Nine Types of Terrein le sculture di mattoni – la cui struttura si rifà alle formazioni di posizionamento militare descritte da Sun Tzu in L’arte della guerra – crollano a effetto domino ad opera di una forza esterna. Sull’ordine e la staticità, nonostante l’assurdità di certe operazioni tassonomiche come Elote Clasificando (2005) in cui classifica tutti i chicchi di una pannocchia, finiscono col prevalere sempre il caos, l’azione incontrollata e l’entropia.

Eleonora Roaro

Casino
Damián Ortega
A cura di Vicente Todolí
Fino all’8 novembre 2015
HangarBicocca, Spazio “Shed”, Via Chiese 2, Milano

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