Biennale e dintorni 2015

L’animismo dei tre pini di Céleste Boursier-Mougenot al Padiglione Francia

Il Padiglione Francia di questa 56ma Biennale di Venezia cattura il visitatore in un involucro open air, mentre fruscii elettrici fuoriescono da tre grandi alberi. Un attimo di spaesamento prima di capire che il maestoso pino silvestre, posto al centro del salone centrale, si muove lentamente nello spazio, portandosi dietro lo zoccolo di terra delle sue radici. L’albero si sposta in funzione del proprio metabolismo, delle variazioni nel flusso della linfa e delle condizioni di luce e ombra.

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Céleste Boursier-Mougenot, rêvolutions per il padiglione Francia alla 56ma Biennale di Venezia 2015. Courtesy dell’artista e Galerie Xippas, Parigi; Paula Cooper Gallery, New York; Galerie Mario Mazzoli, Berlino. © Laurent Lecat

Le tre grandi sale circostanti creano una sorta di anfiteatro romano e sono occupate da gradini bianchi che sembrano di cemento, ma che in realtà sono in morbido materiale plastico e invitano a sedersi per godere dello spettacolo. Non vi è né un inizio né una fine, ci si immerge sic stantibus nell’installazione, fisicamente ed emotivamente. L’opera visiva si palesa, la si condivide e si ascoltano brusii sommessi che danno voce agli alberi: è questo il senso dell’installazione Rêvolutions di Céleste Boursier-Mougenot (artista e musicista), curata da Emma Lavigne. Ascoltare i sibili sonori di una natura dislocata e immersa in uno spazio mansueto che inducono a ripensare il nostro modo di “Sentire”, alla maniera di John Berger. La scenografia elegante rimanda alla componente giocosa e fantastica dei giardini manieristi italiani e a quella dei suggestivi giardini romantici del XVIII Secolo, creati all’epoca per suggerire emozioni intime con architetture singolari, nascoste da fronde rigogliose.

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Céleste Boursier-Mougenot, rêvolutions per il padiglione Francia alla 56ma Biennale di Venezia 2015. Courtesy dell’artista e Galerie Xippas, Parigi; Paula Cooper Gallery, New York; Galerie Mario Mazzoli, Berlino. © Laurent Lecat

Il padiglione è immerso nel silenzio e i passi dei visitatori diventano titubanti per lasciare che i fruscii si amplifichino. Nel bianco quasi abbagliante trionfa vittorioso il verde: lo spettatore si misura con lo spazio intromettendosi nella prospettiva visiva (e di dialogo) tra il grande pino interno e i due esterni. L’artista francese sperimenta nuove relazioni tra la natura e la cultura, liberandole dal loro determinismo e sistemandole in una nuova condizione addomesticata con alchimie tecnologiche, riprendendo il pensiero del grande compositore tedesco Karlheinz Stockhausen secondo cui è musica tutto ciò che si sente in natura. In From here to ear (esposto all’Hangar Bicocca, 2011), Boursier-Mougenot voleva che lo spettatore si muovesse insieme e dentro il suono di note musicali libere, indotte da uccelli che saltellavano sopra le corde di una chitarra. In Rêvolutions abbandona gli stereotipi della musica per vivificare, con l’aiuto di tecnologie di ultima generazione, l’anima e la corporeità arborum, inducendoci all’ossequio per alberi maestosi che si muovono in maniera lenta, ma solenne.

Ecco a proposito di questo lavoro, le dichiarazioni dell’artista Céleste Boursier-Mougenot in un’intervista per la Biennale:

Il mònito è sofisticato: una natura che, mediata, implora considerazione e riguardo. L’uomo moderno deve saper “Ascoltare” la natura per instaurare con essa un dialogo paritetico che implica rispetto.

Cristina Zappa

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