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Uneasy Dancer: Betye Saar a Milano

Uneasy Dancer: metafisico, la memoria femminile e l’identità afroamericana assumono inediti significati nelle ottanta opere di Betye Saar in mostra alla Fondazione Prada di Milano

 - Betye Saar, The Phrenologers Window II, 1966 fondazione Prada
Betye Saar, The Phrenologers Window II, 1966

“Uneasy Dancer” (danzatrice incerta) è l’espressione con cui Betye Saar (1926 Los Angeles, California) definisce se stessa e il suo lavoro che, come lei stessa afferma, “segue il movimento di una spirale creativa ricorrendo ai concetti di passaggio, intersezione, morte e rinascita, nonché agli elementi sottostanti di razza e genere”. Attraverso questo processo le opere di Saar prendono forma seguendo un flusso di coscienza che esplora quanto di mistico c’è nelle storie personali e nelle iconografie di oggetti e immagini quotidiane.

Uneasy Dancer è il titolo della mostra curata da Elvira Dyangani Ose e che offre al pubblico di Fondazione Prada di Milano la possibilità di conoscere questa magnifica artista afroamericana per la prima volta in Italia.

5 - Betye Saar, Record for Hattie, 1975 Fondazione Prada
Betye Saar, Record for Hattie, 1975
Betye Saar è una figura centrale del Black Arts Movement: i suoi primi lavori risalgono agli anni ’50 e sono influenzati da questa sua militanza. Attraverso l’abilità manuale nel costruire storie rielaborando materiali di recupero, memorabilia personali e immagini dispregiative, l’artista sfida gli stereotipi razziali e sessisti radicati nella cultura americana, facendosi portavoce di una potente critica sociale. Nelle opere di Saar si mescolano forme culturali differenti il che implica un cambiamento di prospettiva. Il trascendentale è trasformato in ordinario. Realtà e immaginazione si fondono attenuando i confini arte-vita, fisico-metafisico.

Nell’ immaginario di Betye Saar un ruolo fondamentale è affidato all’esperienza delle donne; l’anima femminile assume un ruolo centrale diventando il tramite attraverso cui l’artista riformula il concetto di individuo nella prospettiva di una femminista nera. Uneasy Dancer nasce infine da una riflessione profonda di Betye Saar, artista che rispecchia la cultura americana attraverso l’arte dell’assemblaggio.

Migration: Africa to America I (2006): qui fotografie e manufatti d’epoca vengono accostati a strumenti di lavoro o di vita domestica. Mystic Window for Leo (1966), Call to Arms (1997) sono opere che ci mettono intimamente a contatto con l’artista, cogliendone l’immaginazione.

2 - Betye Saar, Mystic Window for Leo, 1966 Fondazione Prada
Betye Saar, Mystic Window for Leo, 1966
Le gabbie che racchiudono conglomerati Rhythm and Blues (2010) sottolineano una condizione di segregazione umana caratterizzata da una estrema resistenza e forza di sopravvivenza. In uno dei lavori più recenti è addirittura l’universo a essere intrappolato: Search for Lost Future (2015).
Scatole o valigie che racchiudono fotografie e oggetti in miniatura in Record for Hattie (1975) e Calling Card (1976) diventano elementi di memoria da estrarre ogni qualvolta ci dimenticassimo del passato.Il percorso espositivo si conclude con The Alpha and the Omega (2013-2016), un’installazione che allude al viaggio iniziatico e all’esperienza umana. Un’intera stanza blu dall’atmosfera mistica ci riporta alla totalità nella vita.
Flavia Annechini
Betye Saar, Uneasy Dancer
A cura di Elvira Dyangani Ose
Fondazione Prada Milano, Largo Isarco 2
Dal 15 settembre 2016 all’8 gennaio 2017
Lun-Giov 10-20 / Ven-Dom 10-21 / Chiuso il martedì

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