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Altrimenti che essere: riflessioni sull’alterità in mostra a Bologna

Inaugurata sabato 24 gennaio 2015, la mostra Altrimenti che essere GALLLERIAPIU’ di Bologna, affronta il tema dell’alterità alla luce del saggio omonimo di Emmanuel Lévinas, secondo un’ottica che guarda alla sensibilità di genere. Abbiamo chiesto al curatore Andrea Bruciati di parlarci della mostra (che sarà visitabile fino al 4 aprile 2015) per introdurci con coerenza nelle intenzioni concettuali sulle quali si basa il coinvolgimento degli artisti e la scelta delle opere esposte.

Athi-Patra Ruga, The Body in Question IV… La Mamma Morta, 2008, video performance, 4min20. Courtesy l’artista e WHATIFTHEWORLD Gallery, Cape Town
Athi-Patra Ruga, The Body in Question IV… La Mamma Morta, 2008, video performance, 4min20. Courtesy l’artista e WHATIFTHEWORLD Gallery, Cape Town

Nella mostra Altrimenti che essere il soggetto che si vuole indagare è sensibile all’apertura e al dialogo, ed è concepito come Io desiderante che entra criticamente in comunione con ciò che è altro da sé. L’ambivalenza del rapporto che ne deriva costituisce un atto di resistenza contro l’omologazione della realtà: suo compito è quello di offrire, come l’arte, una prospettiva critica e disturbante, uno sguardo strabico e polisemico che permette di sconvolgere la definizione stessa di realtà, destrutturandola e così rendendola autentica, unica.

La tesi formulata da Altrimenti che essere è frutto di un pragmatismo che può essere infatti applicato sia all’arte che alla quotidianità, sia all’esperienza estetica che a quella pratica: il processo creativo, inteso come fertile metamorfosi, si formalizza pertanto in trasformazione della vita stessa. Sul concetto di dialogo mutante risulta così esemplare il video di Athi-Patra Ruga e l’installazione liquida del giovane Namsal Siedlecki, che ha lasciato a terra le sedimentazioni calcaree dei suoi blocchi di ghiaccio.

Namsal Siedlecki, Volver, 2012, salgemma, ghiaccio, dimensioni variabili
Namsal Siedlecki, Volver, 2012, salgemma, ghiaccio, dimensioni variabili

Come pertanto dimostrano le opere in mostra, ciò è reso possibile solo riconoscendo la solitudine dell’altro, la sua unicità, ma anche il mistero e il valore del suo essere persona. In questa accezione sono da intendersi gli acquerelli solipsistici di Patrick Angus o i ritratti rimodellati da una presenza silente di Tomaso De Luca. All’ergonomia e al rapporto con la struttura parla invece l’intervento di Didier Faustino, mentre una accezione sociologica e secondo un’ottica tutta al femminile è permeato il video di Joanna Piotrowska/ Nefeli Skarmea  e la performance proposta da quest’ultima il giorno del vernissage.

Didier Faustino, Doppelgänger (trittico), 2011, stampa digitale, cornice in legno, vetro, 25,5x19,5cm. Courtesy l’artista e Michel Rein, Paris/Brussels
Didier Faustino, Doppelgänger (trittico), 2011, stampa digitale, cornice in legno, vetro, 25,5×19,5cm. Courtesy l’artista e Michel Rein, Paris/Brussels

 

Si assiste costantemente alla confutazione di Freud, secondo il quale l’alterità non è che una proiezione dell’Io, così da far divenire l’altro totalmente estraneo all’Ego. Coerente per la sua intimità, testimone di una comunicazione non verbale è così la videoproiezione di Elodie Pong, così come la documentazione fotografico-disegnativa del duo Prinz Gholam, muto. Ancora su frequenze basse, sensoriali, viaggiano le foto sensibili di Paul Mpagi Sepuya, così come l’intervento performativo a penna di Davide Savorani. Pure laddove gli artisti parlano di sentimento ed emotività li interpretano in una accezione antiromantica perché non implicano la fusione, l’identità totale, e dunque l’Eros non prevede possesso ma mistero verso l’altro, in un’accezione quasi metafisica.

Elodie Pong, Smoke, 2003, exhibition view
Elodie Pong, Smoke, 2003, exhibition view
Paul Mpagi Sepuya, Alex, December 10, 2013, 50x65cm
Paul Mpagi Sepuya, Alex, December 10, 2013, 50x65cm

Termini crudi come esposizione, vulnerabilità, prossimità, sostituzione, ostaggio, sono ricorrenti in ogni lavoro esposto e sono il risultato di un controllo concettuale prima che emotivo, che non consente abusi sulla sua interpretazione. In questo, tali espressioni confermano quei teoremi di Kurt Gödel sull’incompletezza, per cui la natura dell’arte si fonda sul bisogno soggettivo di interrompere l’equilibrio e l’apparente coerenza del mondo, attraverso uno sguardo né verticale, né orizzontale, ma obliquo.
Gli autori invitati perseguono così una prospettiva diversamente empatica su differenti registri e le loro espressioni assurgono a veri e propri campi d’azione per interventi di relazione e scambio, finalizzati a quello che il filosofo lituano Emmanuel Lévinas definiva ‘umanesimo dell’altro uomo’.

Andrea Bruciati

ALTRIMENTI CHE ESSERE a cura di Andrea Bruciati
Patrick Angus, Tomaso De Luca, Didier Faustino, Joanna Piotrowska / Nefeli Skarmea , Elodie Pong, Prinz Gholam, Athi-Patra Ruga, Davide Savorani, Paul Mpagi Sepuya, Namsal Siedlecki
mostra realizzata in collaborazione con Cassero lgbt center

GALLLERIAPIÙ
Via del Porto 48 a/b, 40122 Bologna
+39 0516449537 | info@gallleriapiu.com | www.gallleriapiu.com
orari: martedì e mercoledì 14.30-19.30; giovedì e venerdì 12.00-20.00; sabato 11.00-19.00 e su appuntamento

 

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