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Origo omnium: la Grande Madre

In principio era il femmineo, ovvero l’acqua che avvolse i deserti e diede la vita. Scriverlo quasi irrigidisce le dita, in un atto di involontaria pavidità. Si tratta in latu sensu della conoscenza, della realtà ignota, del senso riposto di tutte le cose. La conoscenza è evidentemente l’origine, la matrice, il principio, l’Acqua; ma anche la fine, l’ignoto, la morte, in un Uroboros (l’Uroboro Primordiale è uno dei simboli più antichi del ciclo vitale e rappresenta un serpente che si morde la coda) che sublima in sé l’immagine di quella perduta unità con il tutto che è il ricordo dell’utero materno, del fluido vitale, dell’archetipo primordiale e che conduce inevitabilmente alla prefigurazione della Grande Madre.
Il fluido in movimento, l’acqua, è certamente uno dei simboli più antichi dell’umanità: si riferisce, come suggerisce Mircea Eliade nel suo Trattato di storia delle religioni alla “totalità della virtualità”, intendendo con ciò che l’acqua è fons et origo, la matrice di tutte le possibilità dell’esistenza e per logica conseguenza, anche un simbolo femminile: “sin dalla preistoria il complesso Acqua-Luna-Donna era percepito come il circuito antropocosmico della fecondità”. Su questo impianto gnoseologico si fondano le cosiddette hylogenie, che, a partire da Esiodo e Talete, ritenevano che il principio di tutte le cose fosse la “Madre-Acqua” (…) L’archetipo della Grande Madre è il tema che il curatore Massimiliano Gioni ha voluto sviscerare per la mostra omonima patrocinata dal Comune di Milano e dalla Fondazione
Trussardi, inaugurata il 26 agosto scorso e aperta fino al 15 novembre (…).

Laura Migliano

D’ARS anno 55/n. 221/autunno 2015 (incipit dell’articolo)

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