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Pitoti. Arte rupestre digitale dell’Europa preistorica

Tre fotogrammi da La caccia, animazione 2D

Il Prehistoric Picture Project del Museo di Archeologia e Antropologia dell’Università di Cambridge, è un bell’esempio di applicazione delle tecnologie digitali allo studio dell’arte rupestre. Più in particolare, alle incisioni su roccia dei Camuni, i primitivi abitanti della Valcamonica, che i loro moderni pronipoti, paragonandoli ai disegni naif dei bambini, chiamano in dialetto pitoti – con la o chiusa. L’idea alla base del progetto nasce dalla caratteristica peculiare di quei graffiti, che venivano realizzati picchiettando una piccola pietra sulla superficie liscia dell’arenaria. Ogni colpo generava un minuscolo solco, in inglese peck-mark, ribattezzato pexil dai curatori del progetto perché visto come il precursore dei moderni pixel, le unità fondamentali delle immagini digitali. Analogamente, le singole scene rappresentate sulle rocce sono considerate alla stregua di fotogrammi di un film mai proiettato.

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Da qui la joint venture tra il museo inglese, l’Università di Scienze Applicate di St. Pölten (Austria) e il Centro Camuno di Studi Preistorici, che hanno messo assieme un team di fotografi, grafici e archeologi – sotto la direzione del filmmaker Frederick Baker e del professor Christopher Chippindale – che hanno fotografato, mappato e passato con futuristici scanner i graffiti, per poi elaborare quanto raccolto in fase di postproduzione. Ne hanno tratto animazioni 2D in cui le delicate figurine di cervi e cacciatori armati di lance, immobili da migliaia d’anni, prendono vita: cavalcano, lottano, s’inseguono. Hanno composto panorami interattivi a 360 gradi dei siti archeologici, da esplorare joystick alla mano e su un tavolo touchscreen di un metro di lato. Hanno creato, dalle scansioni 3D dei graffiti, impronte e sculturine sintetiche attraverso le quali si può studiare l’anatomia dei pitoti –  che sono perfette anche per il visitatore non vedente, che può rigirarsele tra le mani. Insomma: hanno trasformato gli avi picchiettatori in registi, performer, scultori e artisti multimediali e d’installazioni.

Stampa 3D di un pitoto

Mi pare si tratti di una strada che vale la pena percorrere, poiché stimola ad approfondire e migliorare la conoscenza: da una parte, della prima forma d’arte prodotta dall’uomo, tanto “moderna” da gareggiare con quella d’oggi; dall’altra, delle opportunità eccezionali che la computer grafica offre alla scienza e alla storia dell’arte. Con un avvertimento: animazioni e videogiochi arricchiscono, ma non sostituiscono la visione diretta di un’opera d’arte. Si consiglia quindi, per chi non li avesse ancora visti, un viaggetto in Valcamonica.

Stefano Ferrari

pitoti.org
Pitoti. Digital rock-art from ancient Europe
2 ottobre – 4 novembre 2012
Triennale di Milano
Viale Alemagna 6, Milano

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