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Tino Sehgal ci sorprende al Palais de Tokyo

Carte blanche à Tino Sehgal al Palais de Tokyo è la seconda di una serie di “carte bianche” avviate da Philippe Parreno nel 2013. Parlarne è il racconto di un’esperienza singolare nella sua individualità e implica una descrizione in prima persona.

(mostriamo un video che raccoglie le opinioni del pubblico alla mostra di Tino Sehgal il quale non autorizza né rilascia immagini o video delle proprie opere).

Superata una sorta di cortina trasparente, uno dei 300 performer di età compresa tra gli 8 e gli 82 anni mi sussurra delle parole di incoraggiamento a “varcare” con fiducia la soglia che conduce al dominio dell’arte contemporanea.

Subito dopo, da un nugolo di ragazzini vocianti, esce una bambina che con un gran sorriso mi chiede cosa significhi per me la parola “progresso”. E inizia un tour, attraverso i 12mila metri quadrati della sede espositiva, in cui si alternano interlocutori di età differenti che mi sottopongono quesiti/tematiche riconducibili al tema stesso del progresso. Una ragazza sulla ventina mi parla della pace, poi un uomo sulla trentina utilizza la scusa della raccolta differenziata per abbordare il tema della responsabilità del singolo nella nostra società. È quindi il turno di una signora sulla sessantina che mi racconta dell’incontro con una suora che, forte di una predisposizione per le lingue straniere, viaggia per il mondo in veste ecumenica. In tutto questo, ho già percorso diverse sale, quasi completamente spoglie se non fosse per la presenza, che si staglia all’improvviso durante i dialoghi, di opere/installazioni di artisti del calibro di Daniel Buren, James Coleman, Félix González-Torres, Pierre Huyghe, Philippe Parreno e Isabel Lewis.

Scendo poi di un piano e ad accogliermi trovo un centinaio di persone che, secondo un copione prestabilito, alternano movimento e gestualità a parole e canti in diverse lingue: una sorta di concretizzazione del melting pot si dispiega di fronte ai miei occhi e a quelli di altri visitatori che come me scelgono di mescolarsi o piuttosto di porsi in disparte come spettatori…Ho ancora diritto a un breve colloquio con un uomo sulla cinquantina che mi spiega come abbia compreso, se pur tardivamente, che che il suo accumulare oggetti e proprietà costituiva un fardello di cui si è a poco a poco liberato regalando il superfluo e resistendo alla tentazione di consumare/acquistare.

Continuo la mia esplorazione in solitaria finché un’altra ragazzina mi invita a entrare in una sala dove due pre-adolescenti dialogano in inglese manifestando un’inusuale consapevolezza finché uno dei due propone all’altra di seguirlo “outside” (fuori), suggerendo un’apertura alla scoperta dell’altro da sé, del non conosciuto.

In un’altra sala, cinque uomini tra i 25 e i 35, rivolti verso le pareti, iniziano a scandire in inglese la frase “The objective of this work is to become the object of a discussion” (L’obiettivo di quest’opera è diventare l’oggetto di una discussione). Il mio percorso finisce, per così dire, qui. E nel mentre ho riscoperto, nel confronto con tutte queste sollecitazioni, il mio rapporto/approccio con il molteplice divenire di una realtà, di un mondo più che mai in ebollizione. Ho parlato, osservato, visto opere di arte contemporanea (create ad hoc o adattate dagli artisti citati sopra).

Non sono nuovo alle opere effimere dell’artista tedesco: nel corso degli anni mi sono imbattuto nei suoi lavori visitando la Biennale d’arte di Venezia così come le varie edizione di Dokumenta a Kassel o il museo Reina Sofia di Madrid. Ma nei suoi lavori la costante resta, a mio modo di vedere, una volontà di stimolare il pubblico a interrogarsi non tanto e non solo in merito alla produzione artistica, ma soprattutto sul ruolo che ognuno di noi può giocare per costruire i futuri scenari di vita di un’umanità che non può prescindere da una (ri-)appropriazione della propria dimensione creativa.

Un espressionismo immateriale che rilancia il ruolo dell’artista che, nel suo innescare esperienze e riflessioni, diventa artefice del processo di trasformazione della società

Danilo JON SCOTTA

Carte blanche à Tino Sehgal 
Palais de Tokyo, Parigi
Fino al 18 dicembre 2016

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