Mostre

Arte e archivi dell’Est Europa

Al FM Centro per l’Arte Contemporanea di Milano la più grande mostra dedicata all’arte dell’Est Europa al tempo della Guerra Fredda, con artisti e opere provenienti dalla Collezione Marinko Sudac di Zagabria.

Arte archivi dell'est Europa
Stano Filko, Tank, 1965-68, Courtesy: Marinko Sudac Collection

Nel suo Elogio della pigrizia l’artista Mladen Stilinović sottolinea la peculiare condizione – che dopo la caduta del Muro di Berlino non sarà più possibile – dell’esperienza artistica all’interno della Jugoslavia di allora. Un territorio, diviso tra Est e Ovest, tra socialismo e capitalismo, che non si allinea né dall’una né dall’altra parte. Un laboratorio complesso e interstiziale che rifiuta l’assorbimento passivo dei canoni della modernità occidentale e costituisce un suo equivalente creativo potentissimo.

Questa storia eccezionale della ex-Jugoslavia, che parte dal 1948 con la scissione dal blocco sovietico e arriva agli anni Ottanta, è al centro della ricognizione della mostra “Non-Aligned Modernity / Modernità Non Allineata” curata da Marco Scotini presso FM Centro per l’Arte Contemporanea di Milano. Le oltre 700 opere dalla collezione privata Marinko Sudac trovano spazio in tredici sezioni lineari che attivano una narrazione cronologica.

arte archivi dell'est Europa
Gorgona Group, Asking for Forgiveness – Collective Work, 1966. Courtesy: Marinko Sudac Collection

Se le sculture di Vojin Bakić e le opere astratte del gruppo EXAT 51 incrinano i dogmi del Realismo socialista, sono però gli artisti del gruppo Gorgona a operare una rottura fondamentale. È a loro che la mostra dedica lo snodo centrale del percorso. Gorgona sostituisce la de-costruzione alla costruzione, dipinge “anti-pittura” e pubblica un “anti-magazine”. Al motto di “Gorgonizzatevi!” sposta l’asse dalla produzione materiale alla produzione di comportamenti e concetti, riduce l’opera pittorica alla sua descrizione e disimpara quanto appreso dalla tradizione attraverso l’invenzione di nuovi alfabeti. Le azioni del gruppo – sempre seriamente giocose, la densa corrispondenza con artisti internazionali, le riviste e i documenti sono tutti presenti in mostra, collocati in un display costruito secondo la forma del meandro del gorgone Julije Knifer.

Gli artisti intervengono nell’urbano, come si vede nei video del gruppo OHO, e scelgono la piazza anziché la galleria come nel caso delle “esposizioni-azioni” del Group of Six Authors, per annullare le distanze tra lo spazio della produzione artistica e lo spazio sociale. Ci si interroga sul ruolo dell’artista e se ne mette in crisi la concezione modernista come fa Goran Trbulijak, con una forte vocazione al rifiuto del lavoro. La smaterializzazione dell’oggetto, sia per ragioni di necessità ma anche come scelta critica, si riduce alle pagine di taccuino di Boris Demur, alle manipolazioni linguistiche di Mladen Stilinović, che diventano spazi espressivi di questa urgenza. In mostra tra i tantissimi materiali anche le fotografie delle azioni di Attila Csernik del gruppo BOSCH+BOSCH, che assimilata la lezione Dada fa letteralmente a pezzi il linguaggio e ricopre il suo corpo di lettere, o la serie dei Red-Y Made di Gábor Attalai, ironica versione socialista dei lavori di Duchamp.

Arte archivi dell'est Europa
Ivo Gattin, Manifesto on the Impossibily of Painting, 1964. Courtesy: Marinko Sudac Collection

Ma se nella Jugoslavia di allora queste produzioni restano più o meno accettate, nei Paesi limitrofi, dietro la Cortina di Ferro, le sperimentazioni avanguardiste risultano in opposizione totale ai canoni vigenti. La sezione conclusiva della mostra è infatti dedicata a Cecoslovacchia, Ungheria e Polonia, dove tale agire artistico deve allora avvenire entro le forme della narrativa dominante, muovendosi tra gli spazi lasciati fuori e non visti, che costituiscono il terreno di azione di questa subalternità dissidente che opera attraverso gallerie non ufficiali (PERMAFO, Net, Akumulatory 2, At The Moment, Balatonboglár, First Open Studio).

La sera del 26 ottobre parteciperanno all’inaugurazione con le loro performance gli artisti Katalin Ladik, Radomir Damnjanović Damnjan, Vlado Martek e Attila Csernik.

Gabriele Longega e Ilaria Zanella

Non-Aligned Modernity
Archivi dell’Est Europa dalla Collezione Marinko Sudac
A cura di Marco Scotini in collaborazione con Lorenzo Paini e Andris Brinkmanis
FM Centro per l’Arte Contemporanea, Milano
27 ottobre — 23 dicembre 2016 – Inaugurazione 26 ottobre 2016, ore 1

Related posts

Per offrirti il miglior servizio possibile questo sito utilizza cookies. Continuando la navigazione nel sito acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy | Chiudi