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Glep, il gruppo che “libera” i libri

Come mai un piccolo gruppo eterogeneo composto da hacker, intellettuali e artisti, osa sfidare il “colosso della mela”? Il progetto,  firmato da Glep – gruppo di liberazione ePub –  mette in evidenza contraddizioni e inganni insiti nel meccanismo del download gratuito, operazione che dovremmo eseguire sempre con la coscienza critica vigile

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still frame dal video tutorial “come liberare un eBook”. Credit: Glep

A metà strada tra performance, net art e hactivismo condita in salsa di disobbedienza civile, l’azione  dal titolo Se questo è gratis – progettata e realizzata da GLEP, gruppo di liberazione ePub –  si è svolta qualche mese fa senza apparenti conseguenze né denunce da parte delle aziende coinvolte.
Facciamo un passo indietro: il colosso Apple si accorda con la casa editrice Einaudi decidendo di distribuire, gratuitamente (così è dichiarato nel sito dell’editore) il libro in formato eBook del racconto di Primo Levi, La bella addormentata nel frigo. Il problema è che il testo e tutti i suoi apparati sono chiusi a chiave con un lucchetto che l’azienda apre solo ai suoi clienti, opportunamente registrati e tracciati, e non potranno comunque essere condivisi o prestati, come si faceva e si fa con i libri di carta o digitali “davvero” liberi.

Il gruppo di Rivoluzionari 2.0 si accorge di questa contraddizione limitante e decide di passare all’azione. La liberazione dell’ePub è avvenuta l’11 novembre 2017 attraverso una performance messa in atto durante l’evento “Connessioni Caotiche” organizzato dall’ hack lab Unit nello spazio di Macao a Milano: Glep ha forzato dunque il lucchetto, violando i sistemi di protezione (DRM) apposti da iTunes sul testo di Primo Levi.

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still frame dal video tutorial “come liberare un eBook”. Credit: Glep

Traspare un certo spessore politico e culturale nel modo di esporre e di presentare l’azione e soprattutto nel modo di porsi/porci delle domande che sono alla base del nostro quotidiano vivere anche nei social, dove, attraverso il semplice meccanismo dei Like (dati e ricevuti) ci pare di essere soggetti attivi, con il riflettore puntato ad illuminarci gli ego: le nostre vacanze, ciò che mangiamo, leggiamo, indossiamo. Anche se molti ne sono consapevoli, questo narcisismo sociale fa dimenticare che ogni piccolo movimento è cibo per gli algoritmi che ci classificano come insetti nelle teche dei musei: cibo che si trasforma in moneta sonante per chi con le nostre “identità donate” e con i nostri like fa affari milionari.

La questione specifica era già stata sollevata dal collettivo Ippolita attraverso il meccanismo di cessione del libro dal titolo Nell’acquario di Facebook: la provocatoria scelta davanti alla quale eravamo  posti prevedeva la cessione gratuita del testo (in cambio dei dati personali) o il pagamento (in cambio della cancellazione degli stessi).  L’anonimato – o meglio la protezione dell’identità – permette di di ritagliare uno spazio di libertà la cui grandezza dipende da ogni  click online.  Se ne era parlato anche qui.

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still frame dal video tutorial “come liberare un eBook”. Credit: Glep

Quindi, quando il libro viene “rilasciato gratuitamente”  viene richiesto un account iTunes collegato allo store di Apple e un device Apple. Il file del libro non può essere scaricato e letto su altri device e non può essere condiviso liberamente. Stiamo accettando di essere registrati e classificati, stiamo accettando di non potere condividere un libro e di poterlo leggere solo su alcuni strumenti, stiamo accettando di essere deprivati di libertà di azione e comunicazione.

L’azione di Glep evidenzia tutto ciò, e non a caso il primo ebook liberato è proprio il romanzo di Primo Levi, la cui protagonista offre il suo corpo alla scienza per cieca fiducia nella tecnologia e volontà di accrescere la propria conoscenza. L’esperienza che vive ha un costo elevato che paga ai proprietari di quella tecnologia: il suo corpo non appartiene più solo a se stessa. Alla fine decide di sfuggire a quella schiavitù.

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logo Einaudi modificato per operazione “Se questo è gratis”. Credit Glep

Geniale la “revisione” del celeberrimo logo con lo struzzo della storica Casa Editrice Einaudi, che porta la scritta Spiritus durissima coquit (lo spirito digerisce le cose più dure).  L’emblema intende affermare la forza della cultura, anche in tempi difficili, contro l’inciviltà e la barbarie. Peccato che, a guardare meglio, lo struzzo ha “la testa sotto la sabbia”. Un’immagine forte e ironica che la dice lunga sugli intenti che animano Glep.

L’atto performativo ha compreso anche la creazione di un sito che ricorda la struttura dell’eBook hackerato, le istruzioni su come replicare l’operazione una serie di spunti di riflessione e approfondimento, e l’eBook stesso, questa volta sì, liberamente scaricabile.

Cristina Trivellin

 

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